
Ci sono gite che sono difficili da dimenticare, l’esperienza del gemellaggio con la scuola Marista di Siviglia appartiene senza dubbio a questa categoria: sei giorni intensi, ricchi di incontri e scoperte al centro di un autentico scambio culturale.
È iniziato nel silenzio della notte il viaggio della 3 media dello Champagnat verso Siviglia, tra valigie, attese e l’emozione di un’esperienza tutta da vivere.
Da Genova a Malpensa in pullman, poi il volo verso la Spagna, fino all’arrivo a Siviglia intorno alle 11:30 del mattino. Stanchi, certo, ma animati da quella curiosità viva che solo i viaggi sanno accendere.
La settimana si presentava infatti fitta di impegni, trattandosi di uno scambio culturale e sfruttando appoggio e disponibilità dei nostri fratelli Maristi del Colegio San Fernando, le mattine erano dedicate alla vita scolastica: i nostri studenti hanno preso parte alle lezioni insieme ai coetanei spagnoli, condividendo spazi, attività e momenti di apprendimento. Un’occasione preziosa non solo per esercitare la lingua, ma soprattutto per sperimentare in prima persona un diverso modo di vivere la scuola.
Dopo il pranzo presso la mensa dell’istituto, i pomeriggi si aprivano alla scoperta della città. Siviglia si è rivelata in tutta la sua ricchezza: un intreccio di storia, arte e tradizioni, capace di affascinare ad ogni angolo. Particolarmente significativa è stata l’escursione a Córdoba, vissuta insieme ai fratelli Maristi Serafine e David, che con grande disponibilità e passione ci hanno guidati alla scoperta della città. Attraverso il loro racconto, Córdoba non è stata soltanto visitata, ma compresa: un luogo dove culture diverse hanno dialogato nel corso dei secoli, lasciando tracce ancora visibili e profondamente suggestive.
Le serate, trascorse insieme nei dintorni dell’hotel, diventavano momenti di riflessione, ma anche di condivisione e sport, in cui rivivere le emozioni della giornata.
E proprio lì, in un campetto da calcio vicino all’hotel, l’ultima sera, è accaduto qualcosa che difficilmente si dimentica. Alla vigilia della partenza, il campetto è diventato il teatro di un momento tanto semplice quanto intenso: tra abbracci e silenzi, molti ragazzi si sono lasciati andare alle lacrime, scoppiando in un pianto incessante. Non era soltanto la nostalgia per un viaggio che stava finendo, ma qualcosa di più ampio e, forse, più difficile da definire. In quelle lacrime si intrecciavano la consapevolezza del ritorno, la fine imminente dell’anno scolastico e il pensiero, ancora lontano ma improvvisamente concreto, di doversi separare dopo tanti anni trascorsi insieme. Un momento vero, sincero, che ha dato misura del valore umano di questa esperienza.
Questo viaggio ha rappresentato molto più di una semplice gita scolastica. È stato un autentico percorso di crescita, in cui i ragazzi hanno potuto confrontarsi con una realtà diversa, stringere nuove amicizie e sviluppare uno sguardo più aperto e consapevole sul mondo.
Tornando a casa, ciascuno porta con sé non solo ricordi, ma nuove domande, nuove prospettive e, soprattutto, la consapevolezza che conoscere l’altro è il primo passo per comprendere meglio anche sé stessi.


