Written by Matteo L

Global Catholic Climate Movement

Ascoltiamo sia il grido della Terra che il grido dei poveri.

Il XXII Capitolo Generale ci ha invitati a “risvegliare in noi e intorno a noi una coscienza ecologica che ci sia di impulso ad impegnarci nella cura della nostra casa comune”. Si proponeva in modo concreto, nell’ambito della missione: “Creare una coscienza ecologica integrale in tutte le nostre comunità e nelle diverse aree della missione, così come sviluppare politiche a tutti i livelli dell’Istituto che rafforzino il nostro impegno per la cura della nostra casa comune”.

La nostra locandina di adesione

Papa Francesco, nella sua enciclica Laudato Sì (LS), sulla cura della casa comune, esprime che, per risolvere una situazione così complessa come quella che si presenta oggi al mondo, non è sufficiente assumere come singoli degli atteggiamenti migliori. Ai problemi sociali si risponde con le reti di comunità, non solo con la semplice somma dei singoli comportamenti. Inoltre, la conversione ecologica necessaria per creare una dinamica di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria.

La Provincia Marista Mediterranea

Come istituzione educativa, ha un’enorme responsabilità e intende rispondere in qualche modo all’opportunità di contribuire a creare sempre più una cultura della cura della casa comune tra i nostri bambini, giovani e famiglie. Per tutti questi motivi vogliamo come maristi partecipare attivamente a questa conversione comunitaria! Ed è per noi una grande gioia comunicarvi che abbiamo scelto di essere membri del “Global Catholic Climate Movement“.

In questo modo, continuiamo a compiere passi all’interno dello scenario “Noi siamo Terra” del nostro piano strategico. Insieme alle organizzazioni cattoliche di tutto il mondo, lavoreremo in rete per promuovere diverse iniziative educative, di preghiera, riflessione e/o di denuncia.

Si tratta quindi di curare la dimensione spirituale della persona, di mettere in discussione i nostri stili di vita e di partecipare anche alle politiche pubbliche.

Vi terreno aggiornati sulle novità future. Per ora vi lasciamo (nei link sotto) delle info aggiuntive su questo movimento cattolico. Augurandoci che questa notizia sia anche un motivo di speranza.

Written by Matteo L

Giorno della memoria

Nel Giorno della memoria tanti sono gli appuntamenti che coinvolgono soprattutto i più giovani e i loro docenti impegnati a far conoscere e a ricordare i crimini commessi contro l’Umanità. Pochi, ovviamente, riguardano storie “a lieto fine” come questa che ha avuto luogo proprio nel nostro territorio.

Per i nostri alunni della scuola secondaria di primo grado abbiamo pensato di organizzare la proiezione di un film documentario di una vicenda accaduta vicino a noi.

Il film è stato introdotto dall’intervento del Dott. Angiolo Chicco Veroli rappresentante della Comunità Ebraica di Genova e dalla Professoressa Carla Barberi

La Scuola del Mediterraneo

Nella cittadina di Recco sorgeva la Scuola del Mediterraneo, fondata da Hans Weil, giovane professore universitario che dalla Germania si era trasferito in Italia con la famiglia poco dopo l’ascesa al potere di Hitler.

Era una scuola senza voti e senza diplomi, che accoglieva soprattutto figli di famiglie ebree. Si basava sull’alternanza di momenti di studio, in particolare della storia e delle lingue straniere, con attività pratiche come la cura di orti e giardini, l’insegnamento del nuoto e della fotografia..

Purtroppo la scuola venne chiusa d’autorità poco prima dell’emanazione delle Leggi Razziali fasciste. Leggi che vietavano agli ebrei di studiare nella scuola pubblica, ma anche di possedere una radio, di apparire sull’elenco telefonico, di avere dipendenti ariani.

Tutti gli ebrei stranieri dovevano lasciare il paese e così fu per la famiglia Weil, ma prima, gli studenti  furono messi in salvo durante una finta gita sugli sci, in realtà una fuga attraverso le Alpi fino in Svizzera. Anche il professor Weil si salvò, ma non poté mai più riprendere il suo ruolo di educatore e dovette adattarsi a fare il fotografo. I suoi figli, però, poterono studiare e crescere liberi in America.

La nuova vita della Scuola

Circa una sessantina d’anni dopo i fatti narrati, la sede della ex-scuola venne divisa in appartamenti e uno di questi fu acquistato da una coppia di ricercatori universitari. Per merito loro fu riportata alla luce l’intera storia e fu rintracciata l’unica sopravvissuta, la figlia del prof. Weil, Constance che poté così ritornare con le sue figlie a Villa Palme..

Durante il suo ultimo soggiorno Constance Weil, incontrò anche gli studenti della scuola locale. Nacque così il progetto di realizzare un docu-film interpretato dagli stessi ragazzi e finanziato con una campagna di crowdfunding.

Oggi Connie non vive più. Le sue ceneri riposano in un piccolo cimitero, di fronte al primo mare della sua vita, quello di Recco.

Sulla sua lapide queste parole: “In memoria di Constance Weil, cittadina onoraria”.

Written by Matteo L

SETTIMANA CHAMPAGNAT

Anno nuovo e immancabile, ritorna la Settimana Champagnat!

Non fraintendetemi, non sto parlando della settimana allo Champagnat, la nostra Scuola di Genova, ma della settimana che ogni anno si dedica al nostro Fondatore Marcellino.

Quante volte abbiamo sentito: “Ma già lo conosciamo! Cosa c’è ancora da sapere?” Oppure: “Che ci inventiamo quest’anno per non ripetere quello che già sappiamo e che abbiamo fatto nel passato?”

Se queste sono le premesse per vivere una settimana speciale a lui dedicata, probabilmente cominciamo nel peggiore dei modi e soprattutto rendiamo palese la nostra scarsa conoscenza di Marcellino che non è assimilabile ad una materia scolastica da conoscere e sulla quale ci sarà poi un’interrogazione… Marcellino è, oggi come ieri, una VITA e UN’ESPERIENZA al tempo stesso formidabile e fatta di vita semplice e quotidiana che io, tu e chissà quanta altra gente viviamo.

E allora mi domando: “Che senso ha dedicargli UNA SETTIMANA?”

1. Forse per permetterci di farlo entrare nel groviglio delle nostre innumerevoli attività per insegnarci a saper scegliere quali sono le cose su cui puntare, quali sono i traguardi da raggiungere e come fare. Ma tutto questo in una modalità un po’ diversa da quella che abitualmente mettiamo in opera, un procedere che lui ha imparato da una persona grande ed umile: Maria.

Non te l’aspettavi, di’ la verità. Oggi i modelli che ci propongono sono altri, è vero?

Maria, una donna come tante della sua epoca, ma che aveva una caratteristica particolare: amava quello che faceva, sapeva ascoltare e conservare nel suo cuore tutto quello che viveva e soprattutto sapeva dire Sì…

In una parola: era disponibile. Un modello di vita sulla quale Marcelino ha voluto costruire il suo progetto di vita. E come Maria, la Buona Madre, anche Marcellino è lì per indicarci con pazienza e amorevolezza che non c’è una strada migliore di quella di essere strumenti dell’Amore di Dio. La sua esperienza lo ha portato a dedicare questa cura soprattutto verso i bambini e i giovani che erano nelle condizioni più sfavorevoli: materialmente e spiritualmente. I suoi primi passi a La Valla e l’esperienza Montagne, in particolare, sono lì a ricordarci che per Marcellino ogni incontro, sia su un letto di sofferenze che in mille altre situazioni di vita, erano l’occasione per “palare” di Gesù.

Diremmo oggi, per testimoniare che non esiste un’altra forza più grande dell’amore: l’unica che può salvare la nostra vita.

2. Forse anche per darci la possibilità di entrare nelle esperienze meno conosciute della sua vita, quelle dolorose nelle quali ha imparato a fare tanti passi indietro e a sperimentare che la sua opera non era la sua, ma era opera di Dio e lui solo un piccolo strumento. Come non pensare agli anni della sua malattia: una stagione in cui Marcellino sentiva che tutto ciò che aveva costruito fino ad allora, con tanti anni di impegno e di dedizione a La Valla, crollava come un castello di carta, mentre la malattia lo attanagliava e il biasimo della gente e dei suoi superiori cresceva. Marcellino entrò in un periodo buio quando, nel periodo natalizio del 1825, visse il crollo della sua salute rischiando di morire. La causa? Il ritmo forsennato e dispendioso del lavoro che dovette mantenere per un lungo periodo di tempo. Marcellino stesso riconobbe, anni dopo, che in questo periodo “consumava la sua forza e il suo stipendio”. Santa Teresa, esperta di queste situazioni oscure, si era già chiesta:  “Una persona che rischia di rimanere senza la sua “impresa” come reagisce?”. Sentirsi senza la sicurezza del denaro è fondamentale per sapere in chi abbiamo riposto la nostra fiducia. Marcellino dovette superare anche questa esperienza. Quando la gravità del suo stato di salute fu noto a tutti, il primo problema urgente fu quello di farsi carico dei debiti sostenuti, visto che i creditori volevano recuperare ciò che avevano dato in prestito. I soliti commenti della gente lo accompagnarono: “Il venerabile… certo ha dovuto sopportare tante contraddizioni, ma caspita solo un pazzo può costruire senza avere fondi…” L’onorabilità di Marcellino, dopo questi momenti, diminuì considerevolmente. Non solo tra gli amici e colleghi che lo abbandonarono o tra le persone che non gli risparmiarono le critiche, ma anche perché lo stesso Consiglio Arcivescovile gli ritirò la sua fiducia e propose l’annessione del suo nascente istituto con un altro che avesse più stabilità.

3. Forse per cominciare finalmente a non considerarlo più come quei santi che fin dalla culla erano dei predestinati. Quel tipo di fortunati e baciati dalla buona sorte che invece a tutti noi ha riservato solo spine in questa valle di lacrime! Per cominciare a guardare la storia reale nella quale il nostro Marcellino è riuscito a trovare i semi della presenza di Dio che ha fatto tutto, ma che lo ha fatto, ricordiamolo bene, chiedendo la sua collaborazione. Non solo nei momenti esaltanti, ma anche in quelli più incomprensibili e faticosi che ha vissuto negli ultimi anni della sua vita in cui le sue dimissioni da superiore dei fratelli, e l’affidarsi nelle mani di Padre Colin gli hanno fatto sperimentare l’abbandono completo in Dio: “Ho avuto grazie di stato per iniziare l’opera, però non è detto che devo avere quelle per continuarla” (Ritiro di Meximieux in cui diede le sue dimissioni nelle mani di padre Gian Claudio Colin, superiore generale  della Società di Maria). Era il 1837. Si apprestava a vivere gli ultimi suoi tre anni di vita abbandonandosi totalmente al Signore. Colin aveva altre idee sui fratelli. Poteva rompere quella “creatura”, quella “impresa”, come la chiamò Santa Teresa, a cui aveva dedicato tutti i suoi sforzi. Marcellino è quel bambino, sempre per usare l’espressione di Santa Teresa, che si addormenta tra le braccia di suo padre. E così cerca di esprimere la pace che regna nel suo cuore, seppur spezzato. Ha fatto tanto, si è speso totalmente e ora? Gli viene chiesto di mettersi da parte; altri porteranno avanti quello per cui ha vissuto… Come è strana la sorte di chi si affida totalmente al Signore!

E proprio a questo punto un certo Gabriele Rivat, il futuro Fr. Francesco, che fu affidato dalla mamma a Marcellino può aiutarci a rispondere alla domanda sul senso di questa settimana.

Era un giorno di ritiro, nei primi anni dell’avventura a La Valla, quando confidò a Marcellino “Ho scoperto che Dio mi chiede di fare i voti”.

Marcellino con tutta la sua paternità lo guardò negli occhi con profondo affetto:  “Parlami di questa scoperta!”

E Fr. Francesco: “Dio non mi chiede cose straordinarie, ma vuole che io faccia con grande passione, fervore e costanza le cose comuni e ordinarie che, con questo mezzo, acquisteranno grande valore davanti a Lui .”

Eccolo il motivo di questa settimana: percepire come Fr. Francesco la nostra vocazione come fedeltà a Dio nelle piccole azioni. L’amore si manifesta nella passione e nell’affetto con cui vengono eseguite. L’esperienza delle difficoltà aveva incoraggiato Marcellino a dare importanza alle azioni ordinarie di fronte all’eroismo di altri tempi e Francesco aveva afferrato il messaggio.

Anche noi vogliamo fare nostro questo messaggio! Vogliamo afferrarlo e viverlo.

Ben venga questa settimana!

Solo una settimana è sufficiente?

Eh sì, questa domanda vorrei ora girarla al grande numero dei fratelli maristi che hanno dedicato tutta la loro vita per rendere concreto IL SOGNO che Marcellino ha cullato, accarezzato e concretizzato nella sua esperienza iniziata quel lontano 2 gennaio 1817 a La Valla.

E soprattutto sentire la loro gioia! Essere un ALTRO MARCELLINO, UN ALTRO SOGNATORE, UN ALTRO COSTRUTTORE DELL’AMORE!

Written by Matteo L

Giornata del dialogo fra le religioni

Papa Francesco il 20 ottobre 2020 in occasione dell’incontro con i leader delle religioni in piazza del Campidoglio ha risvolto un appello alla pace.

Il mondo soffoca senza dialogo:

“Lavorare per la pace non dà risultati rapidi, ma è un’opera da artigiani pazienti, che cercano quel che unisce e mettono da parte quel che divide”, incalza Francesco “occorre più preghiera e più dialogo: questo è necessario. Il mondo soffoca senza dialogo. Ma il dialogo è possibile soltanto a partire dalla propria identità. Per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l’amicizia tra le religioni”.

Continua il suo messaggio allargandolo al mondo: “Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace. E camminando così aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società che è la vera rivoluzione, quella della compassione e della tenerezza, far crescere l’amicizia al posto dei fantasmi dell’inimicizia e dell’indifferenza”.

Costruire nuove strade di pace: 

C’ è bisogno di “costruire nuove strade di pace”, ha detto il Papa ai leader religiosi “Specie dove i conflitti sembrano senza via d’uscita, dove non si vogliono intraprendere percorsi di riconciliazione, dove ci si affida alle armi e non al dialogo, lasciando interi popoli immersi nella notte della violenza, senza la speranza di un’alba di pace”. 

 “Accanto ai responsabili politici e civili, le religioni sono chiamate ad individuare e aprire insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, strade di pace, senza stancarsi”, l’appello di Francesco “di fronte all’irragionevolezza di chi profana Dio seminando odio, di fronte al demone della guerra, alla follia del terrorismo, alla forza ingannevole delle armi. Quello che non possiamo e non dobbiamo fare è restare indifferenti”.

Per fare questo, “il primo passo è saper ascoltare il dolore dell’altro, farlo proprio, senza lasciarlo cadere e senza abituarsi al male ed essere indifferenti.  Mai più gli uni contro gli altri, ma gli uni insieme agli altri. Le religioni non possono volere altro che la pace, operose nella preghiera, pronte a piegarsi sui feriti della vita e sugli oppressi della storia, vigili nel contrastare l’indifferenza e nel promuovere vie di comunione”.

Educare al dialogo religioso:

In questi anni, la Pastorale scolastica supportata da tutta la comunità educante dell’Istituto Champagnat ha cercato di proporre diversi incontri di dialogo religioso con realtà diverse con l’obiettivo di spiegare ai nostri alunni che la religione è un tratto identitario ma non per questo escludente. La nostra scuola crede fortemente nel pluralismo religioso, infatti le porte delle nostre aule sono sempre aperte a tutti coloro che professano la propria concezione religiosa e che sono pronti ad interagire con altri credenti o non credenti a partire dl dato condiviso di essere persone.

Written by Nadia Perazzo

Rientro in classe…

Gentilissima Famiglia,

il 2021 ha aperto le sue porte, tanti sono gli auspici e gli obiettivi, tante sono le aspettative. Abbiamo vissuto un 2020 fuor di dubbio difficilissimo, ma sono convinta che il desiderio di migliorare, di affrontare al meglio ogni tipo di situazione è più che mai vivo.

Come più che mai vivo è il desiderio di incontrarvi tutti ed augurarvi davvero un 2021 pieno di serenità e di sorrisi, anche sotto la tanto amata/odiata mascherina.

7 gennaio: suona bene, perché determina l’inizio di quella che possiamo definire una pagina bianca tutta da scrivere. Ha in sé il bello dell’intonso, del nuovo, delle mille possibilità che ci si dispiegano davanti quando abbiamo la sensazione di avere tempo, anche di fronte alla situazione pandemica che stiamo vivendo. Ma…. Il 7 gennaio è anche il suono della campanella per tutti noi che darà inizio alle lezioni e sarà bellissimo rivedere i nostri corridoi e le nostre aule animate.

Malgrado le informazioni talvolta confuse e contradditorie, Vi confermo che le lezioni a partire dall’Infanzia, Primaria, Secondaria riprenderanno con orario normale, indipendentemente dal “colore” della regione (gialla o arancione) e tutte le attività pomeridiane restano invariate, così come il servizio mensa.

Vi informo fin d’ora che, a fronte della riorganizzazione della scuola determinata dalla situazione attuale e per recuperare eventuali “stop” già avvenuti nel corso del precedente anno, la Direzione ha deciso di non accordare lo Stop didattico (solitamente programmato l’ultima settimana di febbraio).

Wake Up…. non esistono vite in discesa, esistono persone capaci di scavalcare le colline e guardare oltre e sono sicura che le pagine che da giovedì scriveremo insieme saranno colme di gioia e momenti indelebili nelle nostre menti.

La Preside

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