Written by MB

Lo Champagnat e la ricerca del tempo vissuto

La scuola si racconta, questo è anche lo scopo di uno strumento di comunicazione come il sito della scuola, forse un po’ troppo statico ultimamente. Cerchiamo di recuperare.

Lo sappiamo, noi singoli e anche come gruppi (un quartiere, un partito, una squadra e certo, una scuola) ci muoviamo fra metafore, fra immagini, fra cornici che con il loro colore o forma modificano, indirizzano, sfumano le nostre esperienze. Scusate questa introduzione un po’ teorica, ma era solo per introdurre alcune immagini del tempo fra le quali dobbiamo poter scegliere. Immagini e metafore sul tempo e sui giorni che abbiamo vissuto negli ultimi mesi che ci possono nutrire o rendere passivi, ravvivare memorie positive o trascinarci in un clima come quello che ci accompagna oggi: malmostoso.

Giornata della scuola cattolica. la seconda media classe modello!

Il tempo come sabbia fra le dita

Non so voi, io guardo fuori dalla finestra e penso di essere a gennaio. La scuola dovrà pensare alle pagelle, ai colloqui con i genitori, alle gite, alla Prima Comunione della quarta, alla Cresima della seconda media, al Torneo Ravano, alle nuove iscrizioni, al nuovo Consiglio di Istituto, alla Pasqua, ai corsi di formazione per i docenti, agli incontri dei genitori…

Invece no, tutte queste cose, e molte altre, sono già passate, sono scivolate via fra fotografie, complimenti o mugugni, schede di valutazione e rimpianti. Sono pagine girate, sono finestre chiuse, sono solo ricordi? Sabbia che ci è scivolata fra le dita? Forse no.

Il tempo come lenta crescita

Fratel Pietro e fratel Ferruccio in queste ultime settimane hanno piantato zucche e pomodori, stanno preparando il terreno per altri ortaggi. Il direttore Angelo Nelli ha fatto ripulire come si deve il giardino della scuola, il “secret garden” dove i ragazzi del liceo si riuniscono per complotti indicibili e i bambini delle elementari, contravvenendo a tutte le regole della prudenza, a volte si avventurano per vedere se incontrano un merlo o se abbiamo già rimesso la piscinetta del prossimo centro estivo. Bene, lì nel giardino le piante ci insegnano un altro modo di giudicare il tempo. Se saliamo le scalette e osserviamo le siepi o gli alberi, ridimensionati dopo il forte vento di ottobre scorso, capiamo che il tempo non passa senza farci crescere (maturare, rinverdire, fruttificare). Lentamente, le cose che in questi mesi abbiamo

A Leeds la scuola offre molte opportunità

vissuto come scuola, dalla Prima Comunione ai tornei, dalla giornata della scuola cattolica con il Cardinale alle prove dei saggi di musica e di teatro che si svolgeranno fra pochi giorni (mercoledì 29 saggio di musica delle medie, martedì 4 giugno al teatro della Tosse), dagli esami Cambridge allo scambio dei ragazzi di terza a Leeds (una settimana indimenticabile) tutto ha forma di seme, di gemma, di germoglio. Impariamo dalla forza green della natura a considerarci in crescita, in trasformazione: ogni attività, dalla più quotidiana (le lezioni in classe) a quelle più originali (i gruppi delle medie e del liceo che insieme stanno studiando le piazze di Genova, con uno speciale lavoro di Cooperative Learning, come dicono quelli che studiano). Tutte le attività ci hanno fatto crescere come scuola e come singoli.

Il tempo come sorpresa e gratitudine

Sono un ragazzo fortunato (noi del 66, Lorenzo Jovanotti, Alex Zanardi, Cindy Crawford, io, lo siamo di generazione…). Giro, vedo gente, faccio (poche) cose. Fra le cose che vedo ce ne sono tantissime che mi riempiono di sorpresa. Non sono molto capace di dire grazie a voce alta ma, credetemi, per me e spero per tutta la nostra scuola, non c’è parola più adatta per rispondere a questo tempo che “Grazie”. Ogni singolo giorno, quello che succede allo Champagnat mi fa dire grazie. Ai docenti, ai ragazzi, alle famiglie, per mille motivi.

  • Chi ha messo tre giorni fa’ un vaso di fiori davanti alla statua della Madonna di Fatima in chiesa? Era una signora che non ho riconosciuto, però grazie.
  • Che cosa ha spinto padri e madri a stare vicino ai figli nei momenti speciali delle Comunioni, delle Cresime, dei tornei, dei viaggi? Grazie
  • Chi ha chiesto ai docenti o ai volontari di accompagnare gli alunni della Primaria e delle medie a vedere la Tosca al Carlo Felice? Grazie
  • Che interesse hanno avuto i professori e il preside di una scuola di Leeds di trattare con ogni attenzione e cortesia i nostri docenti e ragazzi subito dopo Pasqua? Grazie
  • Quali docenti, liberamente, sono venuti ai corsi di aggiornamento al sabato mattina sui problemi dell’inclusione, quanti si sono messi in gioco nel corso annuale sulla scuola come luogo di protezione e di benessere dei minori? Grazie
  • Chi immaginava Lorenzo Danesi di 3° media che diventa campione italiano di scacchi della sua categoria? O la gioia dei ragazzi quando ho, sfinito e ormai troppo buono, dato il permesso di portare i pantaloni corti per queste ultime settimane (vero Matilde?). Grazie
  • E la scuola che diventa il set di un video di uno dei migliori rapper del momento, Olly e del suo studio grafico, Guido? Un video pronto a scavalcare le classifiche su Youtube, fra pochi giorni. Grazie
  • E poi offerte anonime, Giuliana e Laura che preparano la Chiesa per la Prima Comunione senza dirlo, ragazzi del liceo che sorridono di nuovo dopo giorni bui, professori che preparano le uscite di classe con precisione e senza guardare orari, genitori che ringraziano con mail e lettere per le gite ben preparate…

Il tempo, questo tempo passato senza scrivere molto sul sito, è un tempo da recuperare e valorizzare con questa magica parola. Grazie.

Il tempo come gestazione, la vita come quei nove mesi

La scuola inizia di solito a metà settembre e finisce ai primi caldi di giugno (arriveranno?) Sono circa nove mesi. Anche il tempo della scuola è tempo di attesa, di trepidazione, davanti ai docenti o agli studenti bisogna cedere il posto, sorridere, fare gli auguri. Ci sono buone probabilità che, pur se fra le fatiche e qualche paura, a giugno nasca qualcosa. E non mi riferisco alle pagelle, ai numeri, alle certificazioni. Personalmente, so che sono in minoranza, credo che quelli non dicono quasi nulla dei vostri figli.

I docenti, i protagonisti numero due della nostra scuola.

Per vedere che cosa nasce ogni anno è opportuno affidarsi allo sguardo di una Madre esperta (noi lo faremo venerdì 31 maggio, con il pellegrinaggio alla Guardia), è importante mettere dei nastrini rosa o celesti per testimoniare le belle notizie e le gioie di tutta la scuola (per esempio festeggiare quando finisce…) Lo faremo anticipando di un giorno la fine della scuola (valeva la pena leggere fin qui solo per questa notizia…). La scuola finirà lunedì 10 giugno e la sera ci potremo incontrare per una festa, un grazie e un arrivederci. Lo faremo anche stando vicini alle classi che devono affrontare gli esami, la terza media e la quinta liceo).

Il tempo in una scuola non è perduto, è vissuto, fra velocità dei giorni e lentezza della crescita, fra gratitudine e sorpresa, fra stanchezza e gioia del cammino. Lo Champagnat cercherà di viverlo e raccontarlo così.

Fratel Massimo Banaudi

Written by MB

“MARITIME ECONOMY”: L’ISTITUTO CHAMPAGNAT DIVENTA PARTNER DELL’ACCADEMIA ITALIANA DELLA MARINA MERCANTILE

Nell’ambito di una comune collaborazione con l’Accademia Italiana della Marina Mercantile, l’Istituto ha aperto le proprie aule ad un corso, destinato a circa una trentina di ragazzi, per la qualifica di “tecnico superiore della logistica”.

L’Accademia Italiana della Marina Mercantile nasce nel 2005 con lo scopo di offrire alta formazione e training in ambito marittimo e viene riconosciuta come Fondazione ITS nel 2011 con la denominazione di “Fondazione Istituto tecnico superiore per la mobilità sostenibile – Settori trasporti marittimi e pesca”. È un’istituzione pubblica che rilascia titoli del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito dell’Istruzione terziaria non universitaria.

La “mission” dell’Accademia consiste nell’erogare una formazione specialistica mirata verso occupazioni ad alto contenuto professionale e tecnologico, sulla base dei fabbisogni delle imprese dei settori interessati e in particolare nelle aree strategiche del marittimo e della logistica. La collaborazione col mondo del lavoro consente di garantire alti livelli occupazionali, con percentuali di occupati fra coloro che frequentano i corsi superiori all’80%.

L’Accademia sviluppa inoltre altre attività, a favore delle imprese del cluster marittimo, sia nel campo della formazione, della progettazione, degli studi e delle ricerche, con finanziamenti sia pubblici che privati.

Tale prestigiosa partnership con una delle più qualificate e conosciute realtà formative nazionali in ambito della “Maritime economy” renderà quindi la Scuola teatro di sessioni d’istruzione e docenze destinate a formare operatori competenti ed abili nel:

Il tecnico della Logistica e dei trasporti ha le competenze per:

  • Pianificare, organizzare e monitorare servizi intermodali e relativi sistemi operativi e tecnologici per il trasporto delle merci/persone
  • Gestire mezzi e risorse della filiera logistica per garantire efficienza e sicurezza al trasporto di merci/persone
  • Programmare, gestire e controllare flussi informativi e/o documentali relativi al trasporto di merci/persone
  • Interagire con i sistemi di assistenza, sorveglianza e monitoraggio del traffico
  • Applicare la normativa per la sicurezza e la qualità nel settore logistica e trasporti
  • Utilizzare i principali concetti relativi all’economia e all’organizzazione dei processi produttivi e dei servizi con particolare riferimento all’economia dei trasporti
  • Analizzare costi e ricavi relativi alle diverse modalità di trasporto sapendo analizzare i costi ed i ricavi del ciclo logistico integrato
  • Conoscere i documenti di trasporto e saper gestire le procedure amministrative e contabili connesse al ciclo logistico
  • Gestire processi di pianificazione della produzione, approvvigionamenti, gestione dell’ordine, gestione delle scorte, magazzinaggio, movimentazione, imballaggio, trasporto.

 

La forte propensione che il corso propone relativamente allo sviluppo delle competenze e lo stringente calendario d’istruzione faranno si che la presenza dei ragazzi di Accademia non solo si adatterà perfettamente con le esigenze didattico/operative dell’Istituto ma senz’altro costituirà un positivo esempio di dedizione allo studio ed alla formazione personale anche per gli studenti dello Champagnat. Il corso peraltro si rivolge anche ai possessori del diploma quinquennale di Liceo Scientifico.

Questa nuova ed ulteriore apertura ad una diversa realtà formativa della città ma tuttavia affine sia per obiettivi che per specifica dedizione alla crescita umana e professionale dei ragazzi, vuole quindi rappresentare un preciso ed ulteriore segnale di positivo cambiamento del contesto in cui lo Champagnat intende proiettare il proprio futuro.

Written by MB

Insegnare, trasmettere. Una riflessione.

La nostra scuola si chiama Marcellino Champagnat (dubito di aver mai iniziato un post con una osservazione più ovvia) ed è una scuola marista. In breve, nasce da un’intuizione di un sacerdote francese del primo ottocento, riconosciuto santo dalla chiesa e si situa in una tradizione, una corrente, una via educativa, che vede il lavoro scolastico, la burocrazia dei documenti, la routine dell’insegnamento ai più giovani come strumento e come mezzo interno di una più importante missione di trasmissione di vita e orizzonti.

Insegnare e trasmettere. La differenza, e complementarietà, fra queste due azioni è sviluppata in un libretto, L’arte di trasmettere scritto da Nathalie Sarthhou-Lajus e uscito recentemente per i tipi dell’editrice Qiqajon. Riporto una parte dell’introduzione dello scrittore Emanuele Trevi:

Non credo di esagerare affermando che non esiste, oggi, una questione più urgente da affrontare di quella dell’arte di trasmettere. Perché è evidente che noi viviamo in una crisi della trasmissione di proporzioni talmente immani, che nessuno, in un passato anche recente, le avrebbe immaginate. L’esperienza riguarda la sfera della vita intellettuale e della cultura nel senso più vasto tanto quanto quello della vita privata e delle sue tonalità emotive fondamentali. Coinvolge insegnanti, genitori, maestri spirituali, legislatori, artisti. Chiunque, insomma, fondi il senso del suo lavoro sulla durata, e dunque sul futuro. Il concetto di futuro acquista una piena ed evidente realtà umana solo quando, semplicemente, noi lo identifichiamo con tutti i nostri simili più giovani di noi. Allievi, figli, figli di fratelli e di amici. Bande di fastidiosi ragazzini maleducati in un vagone della metropolitana. Singoli esemplari di un’umanità fragile e sensibile, nei quali riconosciamo qualcosa che un tempo siamo stati. Artisti alle prime armi, alla ricerca di uno stile personale. Spiriti curiosi con il loro bagaglio di domande illuminanti. 

Cito queste parole per introdurre il post seguente, di carattere biografico. La via e la tradizione marista, l’insieme delle persone che ieri e oggi hanno ritenuto importante il carisma e l’eredità di Marcellino Champagnat,  hanno avuto chi fra fatiche  ed entusiasmi ha camminato in questa strada. Migliaia di Fratelli, cristiani ed  educatori laici che hanno trasmesso, come uomini e donne del loro tempo, i valori del mondo marista. Ma hanno avuto anche dei campioni, dei fuori serie, dei numero uno. Per esempio il fratello Henri Vergès che sabato 8 dicembre verrà beatificato a Orano, in Algeria, la terra che lo ha visto vivere e morire in modo violento il giorno 8 maggio 1994. Era il responsabile di una biblioteca nel centro delal Casbah di Algeri, accompagnatore e amico di centinaia di ragazzi musulmani che accudivano a lui, alla sua piccola comunità con cui collaborava suor Paul Helene, uccisa insieme a lui, anche lei beatificata con altri martiri di questa terra sabato 8 dicembre, ricordo di Maria Immacolata.

E’ curioso e bellissimo sapere che  oggi, in quella piccola biblioteca, un altro sacerdote (un italiano, padre Piero Masolo) ed un’altra sorella continuano lo stesso lavoro di educazione, accoglienza, rispettoso dialogo con i giovani della Casbah.

Fratel Henri è stato un grande educatore, vi invito a leggere il post su di lui, perché ha saputo insegnare e trasmettere. E i semi da lui piantati  stanno dando frutti ancora oggi.

Written by MB

Circolare sulle iscrizioni 2019/20

Gentili famiglie dello Champagnat e genitori che vi state interrogando sulle scelte per i vostri figli,

in questi giorni, dopo il primo documento di valutazione dei nostri alunni, abbiamo avuto come scuola la possibilità di incontrare molti genitori che, approfittando della presenza di tutti i docenti, hanno dato il loro contributo fondamentale per seguire e collaborare nella crescita culturale, civica, personale dei figli. Questi passano, da settembre a giugno, un tempo considerevole a scuola, e trovare un ambiente sano, stimolante, aperto al dialogo, innovativo e attento al singolo è un diritto per ciascuno di loro, un impegno serio per i docenti, una sicurezza per i genitori che sono disposti anche ad investire economicamente per avere questa certezza.

Lo Champagnat è un ambiente così?

Sono anni che cerchiamo come scuola di rispondere nel modo più coerente possibile, pur con limiti e fatiche, a questo ideale che nelle ritualità degli open day o nei colloqui con le famiglie cerchiamo di sottolineare e di “piazzare” sul mercato. Solo voi famiglie, con le vostre scelte concrete (con l’iscrizione, il supporto, la collaborazione) ci potete confermare se siamo veramente in una strada di confronto, crescita, miglioramento oppure no. Se lo Champagnat è una possibilità affidabile per Genova oppure se, al di là di operazioni di marketing, di promesse, di immagini che ritornano con nostalgia dal passato, la nostra scuola non ha mordente sull’oggi. A deciderlo non sono i giornalisti, i politici, gli esperti opinionisti da bar, i cultori del “ai miei tempi lo Champagnat…” A deciderlo sono i genitori che guardando, riflettendo e valutando entro il 31 gennaio 2019 iscriveranno i loro figli da noi.

Perché iscrivere i figli allo Champagnat?

Riprendo gli aggettivi buttati lì su come deve essere un ambiente di apprendimento affidabile, e provo a svilupparli come fossero semi (non è questo il lavoro dell’educatore?).

Lo Champagnat è un ambiente sano, non vuol dire perfetto e senza problemi, vuol dire che si muove, si interroga, corre ai ripari di fronte agli inevitabili problemi di “salute” cerca di farsi aiutare. Le fattive collaborazioni nate negli ultimi anni con la Direzione Regionale Scolastica, l’Università di Genova, la Guardia Costiera, la Guardia Costiera Ausiliaria, la Polizia di Stato, l’Ordine di Malta, la banca Fideuram etc. sono solo degli esempi di cui però siamo orgogliosi.

Lo Champagnat è un ambiente stimolante, questo aggettivo lo ha usato ieri il padre di un alunno che è al primo anno di frequenza nella nostra scuola. Il figlio ha diverse esperienze in varie e prestigiose scuole genovesi e inglesi, ma nel breve colloquio avuto con me ieri mi ha detto “Fr. Massimo, non mi aspettavo un ambiente così ricco e stimolante” e io, a parte la lezione di geopolitica di un esperto al mattino, il viaggio guidato a Praga la settimana scorsa, il progetto portfolio personalizzato, la collaborazione con il festival della Scienza, l’interscambio con Chicago, la presentazione ad Orientamenti del progetto di alternanza appoggiato dal Direttore Generale Scolastico dott. Pellecchia, la scuola per genitori, i laboratori di interiorità, il corso di robotica, e il teatrino a disposizione per i compleanni, spettacoli, solidarietà, (l’accoglienza degli ospiti del Paverano proprio questa domenica 2 dicembre) io, dicevo, non vedo dove saremo così stimolanti, ma magari uno che viene da fuori può avere questa impressione…e ne sono contento.

Lo Champagnat è un ambiente aperto al dialogo, proprio perché gli adulti della scuola condividiamo il dono umile e prezioso della tradizione, della “via” cristiana cattolica:  non facciamo un mistero del fatto che consideriamo la pastorale il cuore della scuola, la preghiera per gli alunni e per le loro famiglie della piccola comunità dei fratelli maristi (al quarto piano) uno dei polmoni segreti che danno ossigeno al nostro ambiente, le Sante Messe e le preghiere dei ragazzi dei momenti centrali della vita della scuola. Proprio perché siamo cristiani e maristi, discepoli di un santo prete nato con la Rivoluzione Francese, siamo felici di essere scelti anche da famiglie di altre religioni, per primi siamo contenti di avere fra noi dei fratelli dell’Islam, testimoni con noi di un Dio unico e misericordioso, da famiglie che magari che non seguono più la religione, ma lavorano per un mondo meno egoista, aperti a tante famiglie in ricerca che fra le fatiche della vita di coppia cercano nella scuola (e nella chiesa di cui questa scuola è segno) non un giudizio di condanna, ma una compagnia umile e silenziosa.

Lo Champagnat è un ambiente innovativo, capace di mettersi in gioco, di provare e riprovare. Quest’anno tutto il nostro impegno sta nel far ripartire la prima liceo scientifico (aiutateci, almeno pubblicizzando l’open day di sabato 15 dicembre), ma aver rivisto le nostre rette, almeno rendendo modulari i pagamenti, aver cambiato quasi tutti i ruoli dirigenti, aver cercato di migliorare nella comunicazione, nelle presenze pubbliche, nella politica della Qualità (mantenere la certificazione non è uno scherzo) continua a far di noi una scuola che non ha paura, come dice il nostro slogan, di cambiare.       

Lo Champagnat è un ambiente attento al singolo, tutte le politiche di miglioramento e di innovazione, che siano tablet, robot, schermi, portinerie, potature del nostro patrimonio arboreo…non porterebbero a nulla se ci dimenticassimo che al centro dello Champagnat non ci sono i genitori con i loro portafogli, i direttori con la loro efficacia e preparazione, i presidi con le loro belle parole. Non ci  sono, al centro, neanche la scuola primaria, o l’Infanzia o il liceo, neanche la 2° liceo o la 3°media. Al centro da quando il sottoscritto apre le classi alle 7 del mattino a quando l’ultimo alunno lascia l’edificio verso le 17 (e aspettiamo il bel tempo primaverile per vedere i piccoli dell’infanzia di nuovo giocare nel loro giardinetto o scorazzare con qualche cagnolino sul marciapiede davanti alla villa fino alle 19,00…) al centro della scuola c’è ogni singolo bambino/a, ragazzo/a, giovane che voi ci affidate, la sua storia da accogliere, il suo presente da proteggere, il suo cuore da indirizzare al bene, la sua mente da aprire al vero. Senza di lui lo Champagnat può essere un argomento da giornalai o un grigio palazzone su cui favoleggiare.

Perché sia una scuola c’è bisogno di alunni, c’è estremo bisogno di alunni. In quest’anno scolastico abbiamo un 20% di alunni in più che nel precedente. Se il prossimo anno riusciamo a continuare questo ritmo di crescita dipende anche da voi. Come?

(pregasi ritirare il modulo iscrizioni in segreteria e compilarlo, in tutte le sue parti dal giorno 7 gennaio al 31 del prossimo anno solare 2019, astenersi non interessati, è opportuno – ma non obbligatorio – anche procedere all’iscrizione on line su www.iscrizioni.istruzione.it)

Written by MB

Buona festa di Ognissanti

  1. Noi, i cristiani, non festeggiamo il ponte di Halloween

Forse è bene ricordare che nonostante un bambino dell’Infanzia questa mattina abbia detto ai suoi genitori che domani cominciava il ponte di Halloween, noi cristiani nei primi due giorni di Novembre ricordiamo non delle maschere paurose o dei bambini affamati di caramelle, cerchiamo di distinguere nel nostro immaginario (ormai colonizzato) che cosa ricordiamo in questo periodo dove la luce sembra venire meno, il sole è tiepido e il brutto tempo ci viene incontro.

1 Novembre

Il primo Novembre è Tutti i santi, i sacerdoti alla messa si vestono di bianco, come per le grandi feste, si ricordano tutte le persone che nella loro vita hanno incontrato un sole che non tramonta, una luce ineffabile, una persona, veramente santa che ci ha parlato di Dio, del suo amore e che nonostante abbia fatto esperienza di umiliazione, dolore e morte, è il VIVENTE.

Sono una schiera immensa, il calendario ce ne ricorda qualcheduno, ma sono, sono stati e saranno moltissimi. Vivono nella gioia perché il Signore stesso asciuga le loro lacrime, possono essere sconosciuti e disprezzati da parte di chi si sente ricco e potente, ma il Signore Gesù li chiama beati, e qui sta tutta la loro misteriosa e paradossale gioia. Seguire le parole del Signore, e non quelle del nostro io malato di protagonismo, dei manipolatori dei nostri sentimenti, di chi ci considera solo merce, numeri, portafogli. La santità è una chiamata del Signore ad essere vicini a lui. Ecco l’antifona che domani si leggerà nelle Messe di tutto il mondo:

Rallegriamoci tutti nel Signore

in questa solennità di tutti i Santi:

con noi gioiscono gli angeli

e lodano il Figlio di Dio.

(e vorrei ricordare che ci sono santi che magari hanno la faccia sporca, che forse non vanno in chiesa e che, come tutti, d’altronde, si sentono lontani da questa beatitudine misteriosa e nascosta, ma li ricordiamo lo stesso: chi ha passato due giorni a pulire strade e case da alberi, acqua, detriti in questi giorni terribili, chi ha scavato dentro le macerie di un ponte, chi sta vicino ogni giorno ad un malato, chi ha un figlio che scappa dalla realtà e lui, lei, l’aspetta con un groppo in gola, chi solleva dall’acqua un disperato senza reti di protezione…)

2 Novembre

Il secondo giorno di Novembre è molto collegato al primo: è la memoria (il nome tecnico è commemorazione) di tutti i fedeli defunti. È una memoria (non una solennità come il giorno prima) questo vuol dire che, come tutti i ricordi, è più intima, personale, delicata. Ricordiamo parenti, amici, persone importanti per ciascuno di noi. Senza più distinzioni se non per quello che ci hanno lasciato (e non parlo di eredità materiali, quelle spesso dividono…). E cosa ci hanno lasciato le persone con un nome da noi conosciuto e le generazioni di uomini che prima e dopo la nuova nascita di un uomo in croce, ci hanno preceduto? Cosa lasceremo noi? Rispondiamo insieme con le parole di un grande poeta che per molti anni ha vissuto a Rapallo:  (bhé  sì, Ezra Pound)

ciò che sai amare rimane

il resto è scoria

ciò che tu sai amare non sarà strappato da te

ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio

ciò che tu sai amare non ti sarà strappato

la formica è centauro nel suo mondo di draghi

 

2. Ma forse anche Halloween ci può ricordare qualcosa

Ben stabilito che i misteri che celebriamo i primi due giorni di Novembre sono per un cristiano una memoria preziosa e un tesoro di fede da difendere con tutte le forze (specie dal commercio, dalle mode, dai bisogni indotti che ci bruciano i neuroni appassendoli) a me personalmente sembra che anche le feste “pagane” e “di moda”, oltre che fortemente commerciali, ci possano suggerire qualcosa, come se avessero conservato delle tracce di quella fede nella Vita Eterna che come cristiani, umilmente, speriamo, ma che non gode di buona salute nel nostro mondo post moderno…

Non sono, personalmente, ma forse sbaglio, un distruttore di zucche, un apocalittico contro i fantasmi, un cacciatore di vampiri che succhiano il sangue delle nostre tradizioni. Penso che, specialmente se ci sono in mezzo dei bambini, le persone hanno il diritto di divertirsi, spendere, fare un po’ gli stupidi come gli pare (iuxta modum). Insomma, non mi sembra che Halloween e i suoi mostri siano il pericolo numero uno per i nostri giovani. Se voglio incontrare dei mostri basta accendere il televisore: ragazzi che prendono a sediate una docente, spacciatori che fanno macello di una sedicenne, gente rabbiosa che non si siede in treno vicino a chi ha più melatonina nella pelle di lei… I mostri non sono quelli di Halloween, ma quelli che nascono dall’ignoranza, dal rancore, dalla povertà di spirito.

Vedendo i vampiri, gente senza anima, gli Zombie, gente senza cervello o i fantasmi, gente senza corpo, noi ricordiamo quanto abbiamo bisogno,  per una vita alla luce del giorno, di coltivare un’anima, di rispettare e venerare i corpi, di nutrire il cervello. A questi mostri mancano le cose che sono più preziose nella vita dei santi e dei nostri defunti, e proprio per questo ce ne fanno sentire l’esigenza, l’urgenza, la preziosità.

Che in questi giorni tutti sappiamo apprezzare il dono della vita, del tempo ben impiegato, della gioia che ci viene da avere un’anima, un cervello, un corpo. Che tutti impariamo a non essere mostri ma a seguire l’unico che ha per noi delle parole che non ci deludono mai. E se non ce la facciamo da soli chiediamolo con tenerezza e insistenza a Dio, magari anche con le parole di quel santo uomo di Tommaso Moro, che poco prima di incontrare il suo Dio dopo la condanna a morte, oltre a domandare l’appetito e una buona digestione, oltre a domandare il buon senso e la salute domandava:

Signore, dammi la dose di umorismo sufficiente

per trovare la felicità in questa vita ed essere utile agli altri. 

Sulle mie labbra ci sia sempre una canzone, una poesia o una storia per distrarmi. 

Insegnami a comprendere le sofferenze 

e a non vedervi una maledizione. 

Concedimi, Signore, uno spirito abbandonato, tranquillo, mite,

caritatevole, benevolo, dolce e misericordioso.

In tutte le mie azioni e le mie parole e in tutti i miei pensieri sperimenti

il gusto del tuo Spirito santo e benedetto.

Dammi, Signore, una fede piena, una speranza salda e un’ardente carità.

Circondami del tuo amore e del tuo favore.

Qualunque cosa mi succeda in questo mondo.

Non può accadermi nulla che Dio non voglia.

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