Written by MB

OpenDay 19 e 20 gennaio… quanta partecipazione!

In questo weekend si sono svolti gli OpenDay dell’Istituto Champagnat e la risposta che abbiamo avuto dalle famiglie è stata calorosa. Hanno partecipato oltre 200 famiglie, visitando il nostro Istituto in questi 2 giorni di confronto.

Abbiamo avuto modo di presentare i nuovi indirizzi internazionali della nostra scuola, che sono stati accolti con entusiasmo e grande interesse. Un successo che ci fa sentire orgogliosi di far parte di questa scuola che scommette sul cambiamento, sulla crescita, sulla fedeltà e sulla ricerca.  Un nuovo piano formativo internazionale e un forte abbassamento dei prezzi per le classi prime, nel rispetto dei nostri valori di sempre.

Vi aspettiamo per l’iscrizione e per unirvi a noi, scegliendo l’Istituto Champagnat come soluzione per il prossimo anno.

Written by MB

Due parole per augurarvi ogni bene

 

Care famiglie, alunni, docenti, collaboratori dello Champagnat.

Sono arrivato al mio terzo augurio di buon Natale da quando, a settembre del 2015, ho avuto l’onore di accompagnare questa scuola, questa famiglia, in una posizione di ascolto e, come si dice, oggi, di facilitatore.

Il momento del Natale, con il suo carico di stupore, emozione e attenzione ai bisogni dei bambini, è particolarmente adatto ad offrire una riflessione su quali sono gli aspetti che la scuola, e ciascuno di noi, deve sottolineare, se non vuole essere negligente nei confronti di quanto di più bello e prezioso abita in quella culla di Betlemme, e nelle aule e corridoi di ogni scuola.

Tutti sentiamo l’urgenza a mettere da parte i nostri problemi, le incertezze che rendono pesanti i nostri passi e fragili le nostre relazioni per proteggere la strada dei nostri bambini e offrire ai nostri ragazzi la testimonianza di una vita cosciente e seria, ma non spaventata, forse ferita, ma non rassegnata, lieve, ma non leggera.

Quali tracce da inseguire scelgo per voi e per me in questo Natale 2017? quali aspetti vorrei sottolineare per esser aiutato a non vivere il natale come una sbornia di lucette e panettoni, regali e sorrisi low cost?

  1. Vivere ogni giorno come se fosse il primo

Antiche tradizioni ascetiche e monastiche utilizzavano dei motti e delle frasette che servivano alla formazione e alla crescita spirituale delle persone e dei cristiani (questo lavoro oggi lo fa Facebook, con tutti i suoi post ad effetto e le citazioni da tanto al kilo). Una di queste frasette, un po’ inquietante a dir la verità, diceva: ”Vivi ogni giorno come se fosse il tuo ultimo giorno”. Bene, dopo questa boccata di ottimismo (mo’ me lo segno, direbbe Troisi), a me sembra che invece  il Natale ci insegna a vivere ogni giorno come se fosse il primo, con entusiasmo, fuori dagli schemi, aperto alla fantasia della vita, accogliendo il regalo prezioso degli attimi, degli sguardi, delle carezze che ogni giorno ci riserva. Se qui a scuola vivessimo la campanella, il registro on line, le pagelle, il felice caos della mensa, l’attesa delle nonne e dei nonni al pomeriggio…come se fossero campane a morto, rituali noiosi, sbaglieremmo tutto.  Se c’è un bambino, ogni giorno è un’inaugurazione, ogni ora ha una luce propria, ogni madre non ripete, ricrea, ogni prof non finisce il programma, inventa (cioè trova, scopre…)  e accompagna verso verità antiche e sempre nuove.

  1. Il Natale non è un ricordo, è un riflesso

 Lo sappiamo, almeno lo intuiamo, il nostro mondo vive fuori dall’orizzonte cristiano (almeno in apparenza). Con don Matteo nei giorni scorsi i nostri ragazzi del liceo hanno vissuto un momento di adorazione eucaristica, con tanto di incenso e turibolo. Nei loro occhi ho visto chiaramente che erano più esperti di cinese (lingua che fra l’altro dal  prossimo anno entrerà ufficialmente allo Champagnat) che di quelle radici religiose e cristiane che una volta si bevevano con il latte materno e che oggi vengono spesso o difese a spada tratta da gruppetti che confidano più nelle tradizioni che nella tradizione, o totalmente ignorate dalla maggioranza degli italiani (come purtroppo viene dimenticato il congiuntivo, il rispetto per gli anziani, il pudore per i propri sentimenti…). Bene, in quest’epoca di poche letture e di ricerca di emozioni facili, il Natale può essere facilmente rubricato sotto la voce “pio ricordo”, “devozione d’altri tempi” o “cose che una volta aspettavo e che ora m’infastidiscono”.

Siamo tutti Grinch (il mostriciattolo che ruba il Natale) rivestiti del nostro cinismo di maniera e della nostra cattiveria da salotto. Forti con il Debole, sarcastici con L’Umile, supereroi delle battute taglienti.

Forse perché consideriamo Natale un ricordo e non un riflesso. Natale non è solo un ricordo di una antica religione o della nostra infanzia.

Per chi ha la fede il bambino Gesù è il riflesso della presenza del Padre, per chi non ha questa forza interna, il presepio è il riflesso dell’amore fra una madre e un figlio, riflesso del lavoro e della protezione di un padre col suo bambino, del senso di mistero che nasce di notte, quando ci si avvicina un angelo.

Se è un riflesso, la realtà da cui parte l’immagine c’è ancora, è qui, ora, sarà presente a mezzanotte di Natale come può essere percepita in qualsiasi giorno non-natale.

E la realtà è l’amore di un Dio provvidente e in uscita, è l’avvento sempre atteso di un senso profondo per i nostri giorni, è una direzione, uno scopo… è un figlio avuto da giovani, avuto da ventri a volte sterili, è una stella che indica il cammino, anche a scuola, fianco a fianco con i vostri figli per parlare loro di domani, della gioia nascosta nelle pieghe della vita, del riscatto delle nostre lacrime, della certezza dei cammini condivisi, verso Betlemme, verso l’Egitto, non importa.

  1. Questo mondo ne porta un altro nel grembo

 In quest’anno abbiamo vissuto momenti speciali, è uscita una quinta liceo fantastica, caciarona e gioconda, ma anche affezionata e sensibile, 33 creature pronte a spiccare il volo. E poi, fra tante gioie, siamo anche inciampati su pietre spigolose. Molti continuano a vederci come quelli del no, quelli che chiudono, quelli che non ascoltano e non comunicano (e io comunque me lo segno, nelle critiche un fondo di verità c’è sempre). Ma i problemi delle scelte più o meno azzeccate non sono le più drammatiche…

Famiglie di alunni ed ex alunni hanno pianto i loro cari (lo Champagnat ha pianto fratel Sandro Felli, una preghiera sentita va alla famiglia Gattorno, è il loro primo Natale senza Niccolò, e Dio solo può sapere quanto amaro può essere, una preghiera per Roberta Antico, con un papà in cielo e non più dietro i banconi di un negozio molto amico della scuola, ne cito alcuni ma tanti ce ne sarebbero…).

Ci sono mamme della scuola sotto cure costose e dolorose, ci sono papà che non vedono i loro figli perché la realtà non è uno zuccherino. E si ingoiano lacrime. E si tira avanti.

Abbiamo due possibilità. Una è maledire il presente, gli eventi, nutrire vergogna, rancore, risentimento. Ci si ferma in una grotta. Freddo, buio, rifiuto degli altri.

L’altra è scoprire che ci sono due mondi, e che noi siamo dell’altro. Che in questo mondo dove troviamo anche limiti, debolezze e mali, può essere gravido di un altro mondo, no, non dico cielo, proprio un altro mondo che possiamo vedere negli occhi dei bambini, non nei nostri sguardi corrotti, nei volti dei gesùbambini che, come il figlio del prof Padovano, come il piccolo Alberto della prof Astrua, come il minuscolo Alessandro Laudari, ci ricordano che Dio di noi non si lamenta, non si stanca, ci dà un’altra possibilità, ci invita a guardare avanti, ci ripete dopo ogni nostro passo falso, coraggio, lo vedi che qualcosa può nascere ancora? Lo vedi che un altro mondo è possibile? Lo vedi che è Natale?

Muoviamoci insieme verso una scuola marista

Lo sappiamo che la scuola che abbiamo scelto per i nostri figli è una scuola marista?

  • una scuola capace di rinnovarsi perché ogni giorno è una novità, è una prima volta
  • una scuola che sa riflettere la presenza di un Dio buono e aperto a tutti, credenti e diversamente credenti
  • una scuola capace di dare alla luce un mondo migliore di quello in cui vive, sull’esempio di Maria, pellegrina dietro al Figlio
  • una scuola soddisfatta solo per ogni realtà che nasce, per ogni conquista dei vostri figli, per ogni nuovo mondo che viene generato nella mente e nella carne dei vostri ragazzi.

Una scuola che, sommessamente e un po’ vergognosa di così tante parole, vi dice:

Buona nascita in ciascuna delle vostre famiglie,

in ciascuna delle vostre vite…

Auguri!

 

 

 

 

Written by MB

Santi con noi

Mentre auguriamo a tutte le famiglie, alunni e docenti, di vivere questi giorni di riposo, si ritorna a scuola lunedì 6 novembre, chiediamo a tutti i nostri santi e alle persone care che ci hanno lasciato, specialmente ai defunti degli ultimi mesi, ex alunni, parenti, cari amici, di aiutarci a costruire come Champagnat un’ambiente in cui la vita abbia sempre un senso, la storia di ciascuno di noi una direzione, il cammino di ogni ragazzo una meta gioiosa. Come ci hanno insegnato i quattro fratelli che nel 1996 hanno dato la vita per Colui in cui avevano speranza. é un santino sgranato, ma è più importante che  la nostra vita sia a fuoco.

Written by MB

Da dove rincominciare, quest’anno?

Il caldo che si appoggia ancora con decisione sulle nostre giornate di fine agosto non ci deve ingannare: manca poco al grande rientro, al settembre di fine vacanza, all’inizio di un nuovo anno scolastico. Da dove rincominciare quest’anno? Perché quando è abbastanza semplice, lunedì 4 inizia l’asilo (rinnovato, nuovi colori, nuove finestre, nuovo corridoio degli addii e dei ritrovamenti…), in quella stessa mattinata tutti i docenti, alle nove, ci vedremo in teatro per respirare l’emozione di nuovi progetti, di volti diversi, di ringraziamenti a chi ha camminato con noi e in quel giorno sarà presso un’altra scuola, il 14 poi sarà un giovedì di salti ed emozioni, di curiosità e aspettative, alle nove sono attesi tutti gli alunni della scuola: la campanella chiama, lo Champagnat risponde…

Quando è semplice, il perché, il come, il con chi, il verso che cosa potrebbero essere lo spunto di infiniti discorsi, importanti, ma forse troppo impegnativi: siamo ancora alla fine d’agosto, quando della scuola tutti sono esperti ed emettono giudizi (liceo in 4 anni? obbligo fino ai 18? scuola svizzera imprudente?) che a settembre saranno dimenticati perché tutti presi dalla realtà di questi alunni, di questi professori, di queste leggi e di questa scommessa educativa che ogni anno si rinnova in un patto pubblico di fiducia da parte degli alunni e di dedizione da parte dei docenti (vale anche il contrario).

Mi preme dirvi da dove io, Massimo Banaudi, per il terzo anno preside e coordinatore di questa scuola, vorrei ripartire. Da dove, da quali spazi reali o mentali, da quali geografie del cuore, da quali esempi vorrei rincominciare quest’anno. Sono spazi che suggerisco a me stesso (e a voi lettori, docenti e famiglie, se volete)

Il cortile di Sandro (o dell’attenzione) 

Fratel Sandro Felli, a lungo docente nella nostra scuola, nel cortile ci ha passato i pomeriggi, e ora che lui non c’è più io ho la strana sensazione di vederlo ancora camminare fra la portineria e il giardinetto, con un ragazzo vicino, sentirlo di filosofia e storia passando per il Fanfulla e il calcio per finire poi a parlare delle tempeste nel cuore, che se un ragazzo non le avesse, le tempeste, sarebbe un brutto segno, meglio parlarne, allora. Sandro o della pazienza dell’ascolto, della mitezza, del sorriso sincero, dell’attenzione a tutti,  ai più incasinati specialmente.

Questo cortile dello Champagnat, quello di Sandro (non quello delle ciatelle ), mi parla di attenzione all’alunno, di ascolto, di partecipazione matura alle prime prove della vita, di accoglienza verso i ragazzi così come sono, di privilegio da accordare proprio ai casi più difficili.  Mi sembra un buon luogo da cui ripartire.

Lo chiederò a Sandro stesso (sono sicuro che è già lì, in cielo, a tifare per i suoi alunni che non scordava neanche dopo anni), in una santa Messa che a fine Settembre celebreremo allo Champagnat per onorare lui e per ricordare a noi che la scuola ha molti spazi, e il cortile non è il meno importante, specie se ci cammina un maestro con un discepolo (più o meno felice…) a fianco.

L’abbraccio del papà di Xavier (o del perdono insanguinato) 

Xavier aveva tre anni, era un alunno della nostra scuola marista di Rubì, a 70 chilometri da Barcellona e il pomeriggio di giovedì 17 agosto era mano nella mano con lo zio sulle Ramblas. Il terrore criminale e senza senso scatenato da ragazzi di una ventina di anni più di lui lo ha rubato all’amore dei suoi cari. Lui con lo zio e altri 14 persone, fra cui un altro bambino australiano e 2 italiani (Luca Russo e Bruno Gullotta). Come scuola (un luogo dove il terrore non può entrare) e come povero cristiano esprimo a tutti loro le condoglianze (c’è un venerdì santo ogni santo giorno, in questa valle).

Ma esprimo anche la mia ammirazione a suo padre che ha detto pochi giorni fa queste parole: “So che è morto anche un altro bambino. Non ho potuto conoscere i suoi genitori, ma condivido il loro dolore. Con tutti condivido il dolore,  anche con i familiari dei terroristi. Lo condivido. Siamo persone. Siamo molte, molte, molte persone. Non sto parlando così perché sono drogato. Non assumo nessuna droga: parlo così perché ne ho bisogno. Sto parlando con il cuore”. E ancora: “Desidero che  la morte di mio figlio serva a qualcosa”. Lo dice appellandosi al carattere coraggioso della Catalogna. “Ho bisogno di abbracciare un musulmano. Che questa gente non abbia paura”.
Qualche ora dopo aver pronunciato queste parole, Javier ha stretto in un abbraccio consolatore l’imam supplente di Rubí, Driss Sally. Ho messo la foto qui in alto.

Le droghe sono quelle che ci intasano il cervello: la banalità del razzismo, la stoltezza della paura, le risposte semplici della violenza e della chiusura. Il gesto di questo padre di una nostra scuola marista lascia senza parole, ma è un luogo altissimo da cui ripartire come scuola, la capacità di perdono (a noi, agli altri) la volontà di non disperare, la forza di non aver paura, la resilienza, il saper vivere sopra il nostro rancore e disperazione (che non è sopravvivere) . Questo abbraccio non è propriamente un luogo, lo so, ma è un gesto a cui penso la nostra scuola deve preparare. Un luogo da cui rincominciare  perché è un gesto cristiano (le braccia aperte di quel non soprammobile che abbiamo in ogni classe), è un gesto marista (la Pietà di una ragazza che dà bellezza anche all’indicibile)

Il Sudafrica di Pietro (o del mettersi in gioco) 

A fratel Pietro Bettin piace giocare. Per chi non lo sapesse è il responsabile della piccola comunità dei fratelli di Genova, (siamo tre, troppo pochi per bisticciare), è stato direttore e preside dello Champagnat negli anni novanta dell’altro secolo, è stato grande giocatore di Badminton, di scacchi, è nuotatore assiduo, fisarmonicista, prof. di Inglese, suonatore di chitarra, fumatore (con moderazione) di toscani: una brava persona, insomma.

Avrebbe tutto il diritto di godersi una dorata pensione e passeggiare per corso Italia tenendo d’occhio ogni mattina Portofino (a dire il vero questo lo fa…). Invece no, si rimette in gioco, si butta in una nuova avventura, all’inizio di Settembre parte per il Sudafrica (ringrazio il Console Onorario De Barbieri che è vicino allo Champagnat, specie in questa circostanza). Una nuova comunità (mista, come si usa ora, due fratelli e due laici, una donna), una nuova missione ancora da scoprire, (il vescovo ha detto: venite, quello che c’è da fare lo vediamo dopo…), una nuova terra. Una scelta coraggiosa quella di Pietro, un mettersi in gioco che ci è da stimolo a tutti. Ecco una terra alla quale vogliamo assomigliare quest’anno, la terra del coraggio, dello spirito di avventura, dell’apertura allo Spirito che chiama (e che dà energia) un luogo da cui ripartire in quest’anno scolastico.

Tutti ai luoghi di partenza!

Potevo parlare della nuova aula di scienze o delle tende dell’asilo, dei nuovi docenti o del progetto di nuova scuola che partirà il prossimo anno, lo farò più avanti. Per ora ho indicato tre spazi da abitare in questo nuovo anno scolastico, tre luoghi da cui io vorrei ripartire, io vorrei rincominciare. Lo slogan delle nostre scuole mariste per quest’anno è Muoviti! Se non vogliamo che rimanga un trucchetto retorico dobbiamo sapere da dove (e ancora di più verso dove…).

Partire da nuovi spazi di attenzione, di perdono, di coraggio mi sembra possa servire alla nostra scuola, alle nostre famiglie, ad ognuno di noi.

Muoviti!

Buon viaggio

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