Written by Giada

Lettera agli amici dello Champagnat nel primo giorno delle iscrizioni

Agli amici di ieri e di oggi dell’istituto Champagnat
Con la parola amico dello Champagnat intendo un numero vasto di persone:

  • Prima di tutto le famiglie che oggi hanno i figli che frequentano qualunque classe dell’Istituto Champagnat, dai più piccoli della Scuola dell’Infanzia fino alla Quinta Liceo, quelli che fra poco più di un mese voteranno, per intenderci.
  • I docenti e i collaboratori della scuola, alla quale sono legati da un contratto lavorativo, ma ancora più in profondità da un progetto condiviso e da memorie vitali e anche travagliate.
  • Gli ex alunni e le loro famiglie, comprese quelle che i Fratelli Maristi li hanno conosciuti in Via Casaregis, a Camogli o a Villa Serra, nella villa di Albaro o nell’edificio grigio di Via Caprera, perché dal 1905 ne sono cambiate di cose
  • I cittadini e i cristiani genovesi che quando leggono il numero delle scuole cattoliche chiuse l’anno scorso in Italia (400) si fanno pensosi su quale furto di libertà e di esperienza stiamo permettendo a danno delle nuove generazioni
  • A tutti i credenti che riconoscono l’importanza di avere una scuola dove l’esperienza religiosa e spirituale non è un “fenomeno culturale”, ma anche, nella libertà di ciascuno, adesione del cuore e scelta di vita che informa tutta l’esistenza
  • E, certo, anche alle persone sportive che con la chiusura del Centro sportivo e delle piscine della scuola hanno perso un luogo sano di cura della persona e di spirito di gruppo e non vedono l’ora che uno spazio così funzionale venga riaperto superando le lungaggini burocratiche e gli attriti inutili.

Dopo questo lungo elenco delle persone a cui mi rivolgo preferisco entrare subito nel vivo: questi sono i giorni delle iscrizioni in tutti gli ordini di scuola, giorni di open day e di scelte, di paragoni e di decisioni importanti per quella parte di cittadini che vive il tempo (i primi venti anni, all’ingrosso) della formazione e della crescita. Chiunque ha figli o ha a cuore la generazione che viene si fa delle domande importanti alle quali non è facile rispondere.

  • Che mondo stiamo consegnando agli uomini di domani?
  • Come possiamo comunicare cultura, responsabilità, entusiasmo ai nostri giovani?
  • Quale tipo di ambiente e di relazioni umane sono più propizie alle domande profonde che i nostri ragazzi si portano dentro?

Quali risposte possiamo dare a questi interrogativi che abitano il cuore e la mente di tutti noi, gente di scuola e genitori?

Penso che il mondo che stiamo costruendo, le passioni che stiamo vivendo, le relazioni che abbiamo il coraggio di far crescere fra noi adulti siano le risposte e le consegne che possiamo offrire ai più giovani. Nessun open day e nessuna scuola potrà rivelare o programmare questo tipo di risposte, che sono le più urgenti. Neanche la presentazione del nuovo progetto scolastico dello Champagnat, venerdì 19 e sabato 20 gennaio, potrà illuminarci su questi vertici di senso. Nel frattempo però una storia la possiamo iniziare (e non inizia da noi…)

All’interno della tradizione religiosa, dell’avventura degli uomini che hanno messo Dio e non se stessi al centro dei propri progetti (e questo cambia molto, e questo è già contro-coltura, sovversione pura), Marcellino Champagnat, non è uno qualsiasi. La scuola di Genova prende ispirazione, nome e missione da questo sacerdote francese del secolo della Rivoluzione, vorrebbe averlo come modello, come riferimento. Come ha risposto, e come cerca di rispondere la scuola, a quelle domande così poco da open day?

Costruire un mondo dove gli altri siano oggetto di rispetto e riverenza (“Gli alunni vanno prima di tutto amati, e amati tutti allo stesso modo” diceva quando forse le parole non erano ancora guastate), cercando di presentare i valori che lo animavano senza ipocrisia e con generosità: “Far conoscere Gesù e farlo amare è lo scopo delle nostre scuole” così, senza tanti giri. Per questo, ancora oggi, nelle sue scuole si cerca di presentare dei fini, delle motivazioni, degli orizzonti di senso che aiutino a costruire un mondo non idolatra. Successo, soldi, fama, furbizia non sono i nostri valori.

La cultura è l’ossigeno senza la quale anche la fiamma del Vangelo non può bruciare. San Marcellino sognava di poter portare il cristianesimo in Oceania, si preparava a missioni internazionali fin da giovane.  Conoscere le lingue, capire il mondo reale nei suoi diversi dinamismi, imparare la tolleranza, il rispetto, l’autoironia, il valore della conversazione, la bellezza dell’arte. Trasformare la classe in bottega, in officina, in laboratorio, far crescere uomini e donne perché sappiano inventare nuovi inizi, nuove società, nuovi legami, questa è la sfida per ogni scuola non negligente, come lo era ai tempi e nei progetti di Champagnat. Che sapeva vedere nei propri allievi i maestri di domani, sapeva credere in loro. Coltivare il suo sogno per noi a Genova significa anche costruire un nuovo umanesimo che sradichi la violenza, il bullismo, la pretesa di essere il centro del mondo e di non dover seguire le regole che invece nelle classi sono argini e strade di una crescita ordinata.

Con chi si relazionava san Marcellino? Con i suoi responsabili e le autorità, con i suoi confratelli sacerdoti (collaborava in una compagnia, prendendosi i suoi incarichi e sapendo vivere in comune), con i suoi giovani Fratelli (li aveva inventati quando lui aveva 27 anni, figli della prima ora), con i bambini, specialmente “i poveri, gli orfani, le vedove e gli stranieri” direbbe la Bibbia, cioè quelli con maggiori fragilità. E con tutti cercava di essere coerente, gioioso, positivo, familiare. E su tutti invocava la protezione di quella Maria che aveva scelto per dare un nome ai suoi giovani educatori. Un nome e, si spera, uno stile.

La scuola Champagnat di Genova è capace di aiutare a costruire un mondo più giusto? è capace di trasmettere una cultura libera, laica, internazionale, connessa? è capace di costruire relazioni in cui l’altro possa crescere e sentirsi ospite gradito?

Avere per il prossimo anno abbassato le rette, aver aumentato le ore di quella lingua franca che è l’Inglese, voler aprire una nuova scuola, l’istituto tecnico economico, aver inserito il cinese nei nuovi curriculi. Cercare contatti con l’Estero, collaborare con realtà importanti del mondo del lavoro e della pubblica amministrazione, dialogare con uomini e donne di altre religioni, spingere gli alunni a stili di vita sani, sportivi, equilibrati, avere animatori dei gruppi di vita cristiana che gratuitamente organizzano incontri, bivacchi, campi estivi, tutte queste azioni vanno nella direzione di un mondo, una cultura, delle relazioni più giuste?   

A queste domande dobbiamo rispondere, cari amici di ieri e di oggi dello Champagnat, se vogliamo che di amici ce ne siano anche…domani.

Fratel Massimo Banaudi

(“Ma come Massimo, tutti questi voli pindarici, queste parole altolocate e non dici che abbiamo bisogno di amici che ci aiutino, che ci consiglino, che si impegnino per farci conoscere, per assicurare che siamo aperti, che necessitiamo più alunni, più docenti, più risorse…”
“L’ho detto, l’ho detto… gli amici dello Champagnat lo hanno capito…”)

Written by MB

OPENDAY: Venerdì 19 Gennaio e Sabato 20 Gennaio

Venerdì 19 Gennaio e Sabato 20 Gennaio venite a scoprire la “nuova” scuola marista, che scommette sul cambiamento, sulla crescita, sulla fedeltà e sulla ricerca.

Venerdì 19 Gennaio dalle ore 17:00 alle ore 20:00 OPENDAY per la Scuola Media, Liceo Scientifico e il nuovo Istituto Tecnico Economico.

Vi presentiamo il nuovo piano formativo internazionale per le nostre Scuole Medie e Liceo Scientifico: inglese, spagnolo e cinese per comunicare con il mondo! La novità assoluta per chi si iscriverà quest’anno sarà l’Istituto Tecnico Economico per il Marketing e il Trading: un indirizzo di scuola superiore che punterà sulla crescita personale degli studenti, sul cambiamento e sull’internazionalità.

Sabato 20 Gennaio dalle ore 10:30 alle ore 12:30 OPENDAY per la Scuola dell’Infanzia e Primaria.

Vi presentiamo il nuovo piano formativo internazionale per le nostre Scuole dell’Infanzia e Primaria con una riduzione dei costi della retta annuale, una maggior presenza della lingua inglese nell’orario e nell’uso in classe.

La “nuova” scuola marista scommette sul cambiamento, sulla crescita, sulla fedeltà e sulla ricerca. La scuola Champagnat lo crede: ci sono infiniti modi di imparare.

Venite a trovarci!!

Written by MB

La merenda solidale

Esistono centinaia di modi di tirare su dei soldi, alcuni anche onesti.

Normalmente al lavoro ben fatto, con le mani, con la testa, con la fantasia , con il cuore, corrisponde un salario. Prezzo e valore non sono proprio sinonimi, ma è vero che spesso le cose di valore hanno un prezzo (magari non in denaro…). Come educare i nostri ragazzi ad usare i soldi in un modo che non sia solo ego-centrato? Come insegnare il valore immenso del dono, del regalo, dell’offerta libera e generosa? Come aiutare loro e noi stessi a raccogliere soldi per un uso Solidale (parolone difficile che ci ricorda che in solido, in profondità, nella prospettiva del bene comune, i nostri beni, i nostri soldi, non sono solo nostri, ma appartengono a tutti quelli a cui riesco a far spazio nel cuore, solidarietà non è elemosina, non è contentino, non è scarica coscienze…).

La MERENDA SOLIDALE iniziata questa mattina è una attività che il gruppo di pastorale organizza non solo “per tirare su dei soldi”,  ma per insegnare ai bambini, ai ragazzi alle classi, che impegnarsi per preparare e portare delle merende che verranno distribuite ad offerta libera, raccogliere i soldi, metterli insieme, offrirli per delle buone cause (quest’anno sono due: la comunità dei Fratelli Maristi a Siracusa  che da un anno è impegnata con i minori non accompagnati che provengono dal Mediterraneo e il gruppo onlus Acuma, con sede allo Champagnat, per le loro attività con i bambini a Bucarest).

Cosa fanno, in concreto i bambini dell evarie classi in questi giorni di merenda solidale? La classe di turno prepara e “vende” le merende durante la ricreazione delle Elementari e della Secondaria, prepara il tavolo, porta le merende (molto apprezzate quelle fatte in casa, forza nonne!), rimette ordine sui tavoli nella Hall. Un po’ di confusione? qualche mezz’oretta persa? Un regalo ai nostri trigliceridi? Tutto vero…Ma in cambio…Un esperienza di gratuità e di raccolta fondi per due bellissime organizzazioni e un lavoro educativo di educazione alla solidarietà di non poco valore. Forza, mano alle merendine e…ai soldini. Grazie

Questo è il calendario che aggiungo perché tutti lo possiate aver presente, bene per le classi che preparano, ma bene anche per chi partecipa attivamente:

Lunedì 23 ottobre (IV Elementare e Asilo)

Martedì 24 ottobre (III e V Elementare)

Mercoledì 25 ottobre (Prima Media)

Giovedì 26 ottobre (Seconda Media)

Venerdì 27 ottobre (Terza Media)

Lunedì 30 ottobre:

Martedì 31 ottobre:  Merenda Solidale ( Liceo IV)

Lunedì 6 novembre (Liceo I)

Martedì 7 novembre (Liceo III)

Mercoledì 8 novembre (Liceo V)

 

Written by MB

#indifesa

Mi permetto di segnalare, appoggiare e condividere con voi l’attività che il nostro municipio svolge per sensibilizzare tutti sul tema della giornata Mondiale dell’Onu sulla difesa e protezione delle bambine e delle ragazze.

A scuola non mancheremo di dare degli spunti, insieme a tutti i cittadini cerchiamo di costruire una cultura del rispetto, della difesa, della protezione di ogni bambina, ragazza e donna. Una scuola come la nostra che porta nel suo nome il ricordo di una donna generosa e bellissima ma provata da tanti disagi, Maria, la difesa delle bambine è un principio di base.

Municipio VIII Medio Levante

GIARDINI GOVI  – 11 OTTOBRE 2017 – ORE 16:30

Giornata Mondiale Onu #indifesa delle Bambine e delle Ragazze

PROGRAMMA

mercoledì 11 ottobre ore 16:30 si celebrerà la Giornata Mondiale Onu in difesa delle Bambine e delle Ragazze presso i Giardini Govi siti nell’area Punta Vagno.

ORE 16:30 FLASH MOB  BIMBI – Ritrovo presso i Giardini Govi

ORE 16:45           Saluto del Presidente Vesco e degli Assessori Anna Palmieri e

                            Giorgio Viale

ORE 17:00           Intervento Assessore Pari Opportunità Tiziana Notarnicola

ORE 17:10           Intervento del presidente FIDAPA Genova 2 Flavia Giuletti

ORE 17:20            Intervento della responsabile del Centro Per Non Subire Violenza    Linda Fabbri

ORE 17:30           Intervento della dirigente dell’Ass. Il Gabbiano per Genova                  Gloria della Ciana

ORE 17:40           Conclusioni

 

Written by MB

Ricordo biografico di fratel Sandro Felli

Ecco le sentite e profonde parole che fratel Massimo Radicetti, superiore della comunità di Genova, ha pronunciato durante l’omelia della messa in ricordo di fratel Sandro, Domenica 1 ottobre:

A nome dei familiari  e della Congregazione dei Fratelli Maristi  voglio esprimere un sentito e profondo ringraziamento a tutti voi qui convenuti,  per invocare la misericordia del Signore sul nostro carissimo Fr.Alessandro Felli, indimenticabile figura di educatore e religioso marista. So bene che ciascuno di voi che l’ha conosciuto e stimato potrebbe aggiungere a quanto dirò, altre considerazioni profondamente sentite e arricchenti…ma il tempo, si sa, è tiranno.

Ecco intanto qualche cenno biografico  e alcune riflessioni sulla sua figura, ricavate anche con il contributo di altri confratelli.

Fr. Sandro nacque da Vincenzo e Marcelli   Teresa, genitori dai profondi sentimenti umani e cristiani,  a Castel Nuovo di Porto (Roma) nell’anno 1939 all’inizio della seconda guerra mondiale.

Il periodo della sua formazione marista inizia nell’anno  1952 e si prolunga sino al 1962 tra Mondovì, Genova Villa Serra, Manziana,  Ventimiglia.

Nel 1966 professa i voti perpetui di povertà, castità e obbedienza nell’Istituto dei Fratelli Maristi delle Scuole.

Compie brillantemente i suoi studi e ottiene negli anni l’abilitazioine magistrale, la laurea in filosofia nella pontificia università lateranense, l’abilitazione per le lettere nella scuola media, l’abilitazione in storia e scienze umane nelle scuole superiori.

I campi del suo insegnamento ed apostolato sono stati in tempi diversi : Genova ( 30 anni), Viterbo ( 19 anni), Velletri ( 1 anno), Roma ( 1 anno).

Oltre all’insegnamento di lettere nelle medie e di religione-filosofia e storia nel liceo scientifico…è stato assistente degli scouts per diversi anni ed ha collaborato a numerose colonie estive vocazionali.

Due anni fa, nell’autunno del 2015, per 35 giorni è stato ricoverato all’Ospedale Gemelli di Roma , per  una serie di accertamenti. Nella lettera di dimissioni leggiamo testualmente : «  Scompenso cardiaco con severa disfunzione ventricolare sinistra- Malattia dei tre vasi coronarici- Diabete mellito tipo 2- Dislipidemia ».   (Non operabile).

Durante la lunga degenza ogni giorno è stato visitato da qualcuno : confratelli, amici, ex-alunni, e soprattutto, dal suo fratello  Giuseppe e dalla cognata Lina…Ciò ha allegerito quelle lunghe e ansiose giornate di attesa.

Al termine del ricovero,  trascorre oltre due mesi di riposo presso la casa di suo fratello Giuseppe a Castel nuovo di Porto, dove è assistito con tanto amore da consentirgli una certa ripresa.

In seguito fr.Sandro  ha seguito le cure mediche prescritte e ha svolto i periodici  accertamenti cardiologici e diabetici concordati.

Però  ha dovuto rinunciare, con suo sommo dispiacere, all’insegnamento.

Durante queste ultime vacanze estive  ha cominciato ad accusare forte inappetenza, stanchezza nel camminare, respiro corto  e qualche sbalzo nei valori del diabete.

Domenica 13  agosto ha accettato di trasferirsi presso i suoi familiari per qualche giorno di riposo.

Appena due giorni dopo, tuttavia,  nella solennità della Madonna Assunta in cielo , verso le ore quattro del mattino il Signore lo ha chiamato a sé sul monte della Trasfigurazione per l’incontro definitivo e pacificante.

Dopo aver salutato i confratelli, ha così potuto vivere le sue ultime ore nel calore dei suoi più stretti familiari, prima di volare in cielo a preparare un posto anche per noi.

Con il Fr.Alessandro ho personalmente condiviso tutto il cammino di formazione, essendo dello stesso gruppo di noviziato, e anche  alcuni anni di insegnamento.

Da giovane invidiavo la sua robustezza fisica, la sua resistenza nella corsa, la sua bravura nel gioco del calcio. Era il regista della squadra. Col suo dribling  molto stretto  spesso piantava  sul posto l’avversario.

All’età di 15 anni, in una corsa campestre provinciale di 5 mila metri a Genova Villa Serra, si piazzò tra i primi, pur non essendosi allenato nè tesserato !

La sua disponibilità nei lavori manuali era sempre pronta e spesso risolveva da solo situazioni difficili .

A Viterbo, amava coltivare l’orto, forte degli insegnamenti ricevuti dal padre e dalla amatissima nonna. Fino agli ultimi mesi mi parlava del progetto di piantare alberi da frutto ; coltivava fagiolini, pomodori, peperoni, melanzane, insalata …in quell’angolo verde del Collegio Ragonesi recuperava quall’anima contadina da lui sempre amata e mai rinnegata e che gli dava un sano equilibrio tra le astratte teorie filosofiche che doveva far digerire… per qualche alunno , infatti, era come far mangiare la paglia ai cani !

Durante le ferie  del personale provvedeva ad innaffiare tutto il giardino dell’Istituto e se lo contemplava soddisfatto di vederlo fiorito anche nei giorni del torrido solleone.

Di costituzione fisica robusta, era un vero torello ! Forse anche per questa sua sensazione di forza non ha mai visto di buon occhio i medici e ha frequentato raramente le farmacie…prima del ricovero al Gemelli. In seguito , però, ha dovuto ammettere questo suo peccato di gioventù con qualche rimorso.

Fr.Alessandro era di carattere mite, paziente, comprensivo. Aveva un animo molto sensibile alle sofferenze altrui. Forse anche per l’esperienza dolorosa di aver perso la mamma quando aveva appena sette anni…
La sua era una carità preveniente. Non si faceva pregare, anticipava e provvedeva senza far pesare il suo gesto di generosità. Quante ore di supplenza ha svolto in assensa dei docenti titolari, pur di prolungare la sua vicinanza con gli alunni.

Non era iscritto al club dei teorici  che predicano « saputamente » agli altri ciò che bisognerebbe fare, senza però muovere un dito.  Egli « si sporcava le mani e agiva ».

Come docente-educatore ha dato la vita per i suoi giovani.

Appassionato maestro di cultura  storico-filosofica,  arricchita dalla visione religiosa che dona valore anche al profano, sentiva il bisogno di aggiornarsi continuamente mediante libri, riviste, raccolte di DVD, collane di cultura varia…Ne conservava interi scatoloni, lasciati ovunque, in un ordine sparso dove solo lui si « raccapezzava » !

E’ stato un maestro di pensiero e di vita. Da tutte le testimonianze raccolte, emerge un denominatore comune : l’amore chef r.Alessandro ha coltivato per giovani.

Ha dato la vita per questo nobile ideale. Gli piaceva insegnare, stare in mezzo ai suoi liceali, ascoltare le loro confidenze, i loro sfoghi, i loro sogni, le loro delusioni…

Cercò sempre di ascoltarli in profondità, consigliarli con saggezza, attenderli con pazienza, confortarli nei momenti di scoraggiamento , ridare loro fiducia in se stessi,

evidenziando le loro qualità più che le loro debolezze.

Ha accompagnato riservatamente per anni alcuni  giovani caduti nella droga.

Qualcuno mi ha confidato  che è stato un educatore tra i più amati dagli alunni.

Sapeva, infatti, che una volta conquistato il cuore dei suoi ragazzi, la mente sarebbe seguita…

La sua era una presenza discreta, vigile. Era l’avvocato vicino al piu debole, al meno dotato, a chi si trovava in difficoltà culturali, psicologiche o morali.

La sua disponibilià all’incontro personale non aveva orari o scadenze. La sua luce era sempre accesa, non c’erano ferie o giorni di festa .

Era più che un amico, un confidente di cui fidarsi , mediatore nelle situazioni più delicate tra figli problematici  e genitori troppo severi o troppo indulgenti

Ma al termine della maturità non  abbandonava i suoi giovani.

Quanti exalunni, che lo ricordano con affetto e stima, sono venuti  a salutarlo , a raccontargli le loro avventure universitarie, i loro lavoro, la nascita dei loro figli, i sogni e  gli  scontri con la vita reale…

Il suo è stato un rapporto bello : trasmetteva calore umano e riceveva in cambio affetto sincero. E questo lo ripagava dei tanti sacrifici personali e di qualche incomprensione o giudizio poco benevolo nei suoi confronti.

Ha sempre cercato di sollecitare la mente e il cuore dei suoi allievi, a porsi le domande profonde sul senso della vita, del bene e del male, della sofferenza e della  gioia autentica per risponedere agli interrogativi fondamentali dell’uomo.

Il suo insegnamento religioso e morale non era accademico, formale, oggettivo…ma aperto alla complessità della singola persona, ai  condizionamenti soggettivi, familiari e sociali… e soprattutto all’amore  di un Dio padre  infinitamente buono , la cui misericordia copre la nostra miseria.

Anche in questi ultimi due anni, lontano dall’insegnamento, si preoccupava di preparare con cura le novene dell’Immacolata e del Natale per non lasciare i giovani del collegio Ragonesi

vittime della visione mondana e consumistica degli eventi della nostra salvezza cristiana.

Nei mesi passati, all’invito del parroco di preparare  alcuni liceali al sacramento della Cresima, ha risposto con entusiasmo trasmettendo loro il meglio della sua esperienza, nonostante la voce flebile la salute precaria. Tutti sappiamo che la vita per nessuno è una scampagnata sul monte Tabor , e che per tutti prima o poi c’è la salita al monte calvario. E di ciò era pienamente  cosciente il nostro fr.Sandro.

 

E allora, ci chiediamo : egli dove ha trovato  la forza di non arrendersi , di non disperare di fronte ad uno stato di salute così pesante e limitante in questi ultimi due anni ?

La risposta più convincente  è :

soprattutto nella vita di preghiera e di unione intima col Signore, nell’abbandono fiducioso alla sua volontà, anche talvolta misteriosa e umanamente incomprensibile.

 

Contemporaneamente gli sono stati di grande conforto l’affetto servizievole dei confratelli, la vicinanza amorevole e costante dei suoi  familiari, la stima  e l’amicizia dei colleghi,  dei nostri collaboratori, il calore umano degli ex-alunni ( alcuni  scesi da Genova per visitarlo al Gemelli e poi per partecipare suo funerale : Gianluca Bertucci e Guido Giuffrida),

 

Le nostre Costituzioni Mariste ci ricordano che « la comunità, imitando San Marcellino, riconosce nel fratello malato una persona che è fonte di benedizione. Essa è attenta a fornirgli le cure e l’assistenza spirituale richiesta dal suo stato. Tutti i Fratelli, specialmente i superiori, mostrano grande bontà e pazienza verso i confratelli malati. Li visitano, li incoraggiano e pregano per loro »  (art.54)

Ebbene, cari amici, abbiamo sperimentato con mano che la malattia può tradursi in fonte di benedizione. Le occasioni

di fare e di ricevere il bene durante il percorso di sofferenze fisiche e psicologiche del fr.Sandro sono state molto numerose. Ciò ci ha permesso di arricchire le nostre giornate con tanti piccoli gesti di altruismo e di genuina carità cristiana verso il confratello,

e di ciò dobbiamo essere veramente grati al Signore.

 

Oggi, di fronte alla  morte del nostro Fr.Sandro, dobbiamo raccogliere la sua eredità  e  portare avanti  il testimone dei valori che ci ha lasciato …(ciascuno nel suo segreto  sa quali hanno arricchito la propria vita).

Pregare, infatti per fr.Sandro,  significa dare un senso alla sua morte, che non è insignificante o  assurda.

E il senso  è che non sono tanto le cose fatte, i titoli accademici, gli onori, le ricchezze, i successi…che possono riempire l’esistenza di una persona.

Ma   è solo  l’Amore ! Al termine della nostra vita saremo giudicati su i gesti di amore che siamo stati capaci di accogliere dagli altri  e che abbiamo restituito e donato generosamente, specialmente ai più deboli e bisognosi : « Avevo fame, ero malato, ero povero, ero drogato,  mi sentivo incompreso e giudicato male…e tu mi hai aperto le braccia e il cuore »

( Mt, 25)

 

Concludo ricordando che nel suo Testamento Spirituale

San Marcellino Champagnat, nostro Fondatore, ci esorta con queste parole cariche di paterno amore :

«  Fratelli carissimi, siate fedeli alla vostra vocazione, amatela e perseverateci coraggiosamente…Vi sono delle pene per vivere da buoni religiosi, ma la grazia di Dio raddolcisce tutto : Gesù e Maria vi aiuteranno. Del resto la vita è tanto breve, mentre l’eternità non finirà mai. Oh, quanto è consolante al momento di comparire davanti a Dio il ricordarsi che si è vissuti sotto gli auspici di Maria nella sua famiglia marista. Si degni questa Buona Madre conservarvi, moltiplicarvi e santificarvi ».

Ebbene, proprio nella solennita dell’Assunta, la Madonna ha voluto portare con sè in cielo il nostro carissimo fr. Alessandro, un autentico e semplice « Piccolo Fratello di Maria » !

 

( fr. Massimo Radicetti)

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