Written by Matteo L

ANCORA UNA VOLTA, MARISTI INSIEME PER LA PACE

In Ucraina abbiamo perso tutti.

Le guerre ci privano dell’umanità delle nostre relazioni come società. Se la voce della ragione viene messa a tacere, è l’irragionevolezza che prende il sopravvento, portando con sé un’ondata di violenza e terrore. Per i conflitti in Ucraina abbiamo tutti perso la pace, e con essa la vita di tante persone; l’orizzonte è oscurato e il futuro messo in discussione.

Ora è il momento di unire le nostre forze e le nostre volontà per rimediare a questa situazione. Il primo passo è schierarci dalla parte delle vittime. L’impegno a rispondere ai loro bisogni più urgenti è la scommessa che vogliamo fare per contribuire ad invertire la situazione.

Per far sì che la voce che parla di umanità e fraternità metta a tacere il rumore della guerra. La FONDAZIONE SIAMO MEDITERRANEO ONLUS sta promuovendo un’azione di emergenza per raccogliere e inviare aiuti alle persone che sono state colpite dal conflitto in Ucraina. Per rispondere alla richiesta di aiuto che ci arriva dai feriti, dai rifugiati e dagli sfollati del paese, il nostro obiettivo è quello di inviare fondi agli enti che si occupano di azione umanitaria e sono presenti nella zona dei conflitti.

Per questo, abbiamo stabilito partnership con altre organizzazioni e altri enti impegnati in questa importante iniziativa di solidarietà, concentrando la nostra collaborazione soprattutto con la CARITAS INTERNAZIONALE.

Ricordiamo a tutte le persone della nostra rete sociale che desiderino collaborare a quest’azione di solidarietà di emergenza che possono farlo mediante bonifico bancario al conto corrente della Fondazione Siamo Mediterraneo Onlus:

IT61K0306909606100000177570

Un forte ringraziamento a tutti per la vostra tanto necessaria e apprezzata collaborazione.

Sul sito web della Fondazione, troverete aggiornamenti riguardo le azioni che stiamo mettendo in campo.

Written by Matteo L

MANIFESTO PER LA PACE

Tutta la famiglia marista, studenti, insegnanti, fratelli, opere sociali, lavoratori, catechisti, educatori, animatori e famiglie, preoccupati per la persistenza dei conflitti e la proliferazione della violenza, per l’intolleranza nelle nostre società in diverse parti del mondo, per l’esistenza del terrorismo e della guerra, veri flagelli dell’umanità;

Preoccupati per la diffusione di comportamenti di intolleranza nei confronti delle persone diverse, che sono alla base di un’infinità di atti di discriminazione, odio e violenza che ledono la dignità della persona, la sua libertà e l’uguaglianza dei diritti propri di tutti gli esseri umani, impedendo così una convivenza caratterizzata dalla tolleranza e da un clima di armonia con l’altro;

Riconoscendo che la pace non è solo l’assenza di conflitto, invitiamo tutti i cittadini e le istituzioni democratiche a rafforzare il loro impegno per una cultura della pace, il che implica: – Il rispetto della vita, la fine della violenza e la pratica invece della non violenza attraverso il dialogo, la cooperazione e soprattutto l’educazione alla tolleranza e alla pace. -Il pieno rispetto della dignità della persona, la protezione e promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’impegno per la risoluzione pacifica dei conflitti. – Il rispetto dell’uguaglianza di diritti e delle pari opportunità tra donne e uomini, e del diritto di tutte le persone alla libertà di espressione, di opinione e di informazione, prevenendo e impedendo ogni forma di abuso o aggressione nascosta con il pretesto di queste libertà. -Il rispetto e la promozione di una cultura della solidarietà e del diritto contemporaneamente al progresso umano e alla tutela dell’ambiente per le generazioni sia presenti che future.

L’adesione ai principi di libertà, giustizia, democrazia, tolleranza, solidarietà, cooperazione, pluralismo, diversità culturale e sociale, dialogo e comprensione a tutti i livelli della società e tra le nazioni, incoraggiati da un ambiente globale che sia favorevole alla pace e alla non violenza.

Ricordiamo quindi l’importante responsabilità che hanno nell’impegnarsi per costruire e mantenere una cultura di convivenza e pace per tutta l’umanità; e allo stesso modo, la responsabilità e il ruolo informativo ed educativo dei media nella promozione di questa cultura della pace, l’impegno che la società civile deve esercitare nel suo sviluppo e la responsabilità dei governi il cui ruolo è fondamentale nel proteggere e rafforzare questa cultura di convivenza, tolleranza e pace.

A chi governa e a tutti coloro che hanno responsabilità politiche e sociali, ai religiosi e agli animatori responsabili delle comunità ecclesiali, e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, come maristi di Champagnat vogliamo fare un appello affinché insieme possiamo continuare ad avanzare con coraggio e creatività lungo queste tre vie: il dialogo tra generazioni diverse, l’educazione e il lavoro.

Che ci siano sempre più persone disposte, in silenzio, con umiltà e perseveranza, a diventare ogni giorno artigiani della pace. E che la benedizione del Dio della pace ci accompagni sempre.

Written by Matteo L

Campagna Solidale “Chilodona”

Oggi abbiamo concluso la nostra campagna di solidarietà iniziata il 1 Febbraio.

I nostri studenti grazie a a questa esperienza hanno potuto meglio comprendere le parole del Vangelo di Giovanni riguardanti la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

“Andrea fratello di Simon Pietro va da Gesù insieme ad un ragazzo, che ha solo 5 pani e 2 pesci. Nulla per sfamare tutti, Niente agli occhi dei molti, ma non per Gesù. Questo ragazzo ha dato tutto quello che aveva, e da questo gesto di generosità Gesù compie il miracolo della condivisione. Un grazie di cuore a tutti i nostri alunni, ognuno ha messo in comune un po’ di quello che possiede e insieme abbiamo fatto il miracolo. “

Grazie alla raccolta potremo durante la settimana di Pasqua consegnare la spesa a 70 famiglie bisognose.

Grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato e condiviso con noi questa esperienza.

Written by Matteo L

WAKE UP!

Anche se con un po’ di ritardo vi presentiamo il tema dell’anno 2020-2021.

La proposta educativa che le province mariste offrono come motto comune per lavorare durante questo anno avrà come asse centrale: la cura della casa comune. Prendersi cura del nostro pianeta, dell’ambiente, della sostenibilità, della lotta contro l’inquinamento e la desertificazione, il riciclaggio, il monitoraggio dei nostri mari, sono alcuni degli elementi che guideranno il nostro lavoro quest’anno.

Papa Francesco, in molti dei suoi interventi nel corso degli anni, ha invitato tutti noi, soprattutto i giovani, a essere svegli. Ci invita a non essere cristiani del divano, pigri e insensibili, “perché non siamo venuti in questo mondo per vegetare, ma siamo venuti per lasciare un segno”. Un cristiano sa che la felicità “non è camminare nella vita addormentato o sedato”, ma donandosi agli altri. In altre parole, alzarsi dal divano, “infilarsi le scarpe e fare passeggiate su sentieri che non si è mai sognato seguendo la ”follia“ di un Dio che ci insegna a trovarlo negli affamati, negli assetati, nei nudi, negli ammalati, nei prigionieri, negli immigrati o nel vicino che è solo”.

Riceviamo continuamente informazioni sulla situazione del nostro pianeta, del nostro paese, della nostra città, della plastica nei mari, ecc. Vengono prese decisioni per combattere l’inquinamento nelle città, vengono promosse campagne di riciclaggio, ma è sufficiente? È ora di svegliarsi dal sonno e mettersi al lavoro. Una moltitudine di offerte, vicine e semplici, ci invitano a lavorare per un mondo più sostenibile.

Guidati da questa idea abbiamo ideato il seguente poster di cui vi spieghiamo il significato.

Wake up!

La simbologia del manifesto

Il manifesto di quest’anno è un invito URGENTE a prendersi cura del pianeta e a dare una risposta immediata ai problemi che possono generare un futuro che si riflette nel mondo quasi incolore, senza vita e senza natura del poster. WAKE UP è un imperativo, un messaggio SOS per un Pianeta che, se non ce ne occupiamo, muore. Non vogliamo essere allarmisti ma al contrario speranzosi, come potrete capire dal significato dei simboli.


Pianeta vivente. Il primo dei grandi simboli, il disegno più grande, è un mondo pieno di vita, speranza e colore. Un mondo che esiste, che ci piace, ma che è circondato da minacce: inquinamento, esaurimento delle risorse, povertà, ecc. L’attuale crisi ecologica e in particolare i cambiamenti climatici minacciano il futuro dell’intera famiglia umana e che i frutti dell’analisi scientifica e delle previsioni catastrofiche sono stati a lungo collettivamente ignorati e non possono ora essere visti con disprezzo o ironia. Abbiamo la possibilità di continuare a goderne e prepararlo per le generazioni future. È nelle nostre mani prendersi cura di fiumi, piante, foreste, animali, natura in generale. Dobbiamo reagire responsabilmente considerando l’impatto delle nostre azioni a breve e lungo termine. La consapevolezza della crisi climatica è ancora debole e richiede una chiara volontà politica. 

Pianeta a rischio. È il possibile risultato – e sta diventando realtà in molte parti del pianeta – di ciò che può accadere al nostro mondo. Questa immagine è il riflesso negativo di ciò che può accadere al nostro pianeta in un futuro non troppo lontano. È l’altro lato del pianeta. La crisi e il cambiamento climatico sono un dato di fatto. Le malattie sono planetarie. Ci riguardano tutti. Siamo tutti chiamati a salvare il nostro pianeta dalla possibilità di finire per distruggerlo. 

Colombe. Non sono solo un simbolo di pace. Vogliono essere molto più in bilico quest’anno. Vuole rappresentare tutte le persone (con nomi propri che sicuramente conosciamo) che stanno attualmente combattendo per la sostenibilità del Pianeta, la cura dei mari, delle foreste, contro la povertà… Conosciamo qualcuno di questi? Molti sono anonimi, che non appaiono sui giornali ma che conosciamo. Possiamo anche essere uno di noi. Queste colombe portano speranza, gioia, vita, la risposta ai  problemi nel nostro mondo. Sono un invito a diventare uno di loro.

CasaÈ la chiamata alle cure della casa comune. La casa è il luogo d’incontro, la famiglia, la comunità e la fratellanza. Ma in questo caso diventa una casa più globale, il nostro mondo.

Albero, fiume e piante. Simbolo della creazione. La natura chiama l’essere umano. Gli eventi che osserviamo: la mancanza di controllo e l’inquinamento dei mari (isole di plastica), foreste, incendi e inondazioni, sono chiamate SOS. Questi simboli possono aiutarci durante tutto l’anno a prendere coscienza dell’inquinamento che si sta verificando nei mari e nei fiumi, dell’uso della plastica, delle campagne di cura delle foreste, ecc. Molte iniziative che serviranno a incoraggiare tutti noi a partecipare.

Cerchi colorati. È la rappresentazione di ognuno di noi. Della grande diversità che esiste nelle nostre opere educative e sociali. Quei cerchi, grandi, piccoli, sono un invito personale a prendersi cura del pianeta da dove siamo.

Cerchi con simbolo. Sono alcuni degli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile stabilisce 17 obiettivi (OSS) con 169 obiettivi di natura integrata e indivisibile che coprono le sfere economica, sociale e ambientale. La nuova strategia regolerà i programmi di sviluppo globale per i prossimi quindici anni. Adottandolo, gli Stati si sono impegnati a mobilitare i mezzi necessari per la sua attuazione attraverso alleanze incentrate in particolare sui bisogni dei più poveri e dei più vulnerabili. I 17 OSS dell’agenda 2030 sono stati elaborati nel corso di oltre due anni di consultazioni pubbliche, interazione con la società civile e negoziati tra paesi. Se ti ricordi ne abbiamo già parlato in precedenza in un’articolo appositamente dedicato.

Che dici ti abbiamo convinto ad unirti alla causa? Speriamo di si…quindi forza e WAKE UP!

La redazione dello Champagnat

Written by Matteo L

SETTIMANA CHAMPAGNAT

Anno nuovo e immancabile, ritorna la Settimana Champagnat!

Non fraintendetemi, non sto parlando della settimana allo Champagnat, la nostra Scuola di Genova, ma della settimana che ogni anno si dedica al nostro Fondatore Marcellino.

Quante volte abbiamo sentito: “Ma già lo conosciamo! Cosa c’è ancora da sapere?” Oppure: “Che ci inventiamo quest’anno per non ripetere quello che già sappiamo e che abbiamo fatto nel passato?”

Se queste sono le premesse per vivere una settimana speciale a lui dedicata, probabilmente cominciamo nel peggiore dei modi e soprattutto rendiamo palese la nostra scarsa conoscenza di Marcellino che non è assimilabile ad una materia scolastica da conoscere e sulla quale ci sarà poi un’interrogazione… Marcellino è, oggi come ieri, una VITA e UN’ESPERIENZA al tempo stesso formidabile e fatta di vita semplice e quotidiana che io, tu e chissà quanta altra gente viviamo.

E allora mi domando: “Che senso ha dedicargli UNA SETTIMANA?”

1. Forse per permetterci di farlo entrare nel groviglio delle nostre innumerevoli attività per insegnarci a saper scegliere quali sono le cose su cui puntare, quali sono i traguardi da raggiungere e come fare. Ma tutto questo in una modalità un po’ diversa da quella che abitualmente mettiamo in opera, un procedere che lui ha imparato da una persona grande ed umile: Maria.

Non te l’aspettavi, di’ la verità. Oggi i modelli che ci propongono sono altri, è vero?

Maria, una donna come tante della sua epoca, ma che aveva una caratteristica particolare: amava quello che faceva, sapeva ascoltare e conservare nel suo cuore tutto quello che viveva e soprattutto sapeva dire Sì…

In una parola: era disponibile. Un modello di vita sulla quale Marcelino ha voluto costruire il suo progetto di vita. E come Maria, la Buona Madre, anche Marcellino è lì per indicarci con pazienza e amorevolezza che non c’è una strada migliore di quella di essere strumenti dell’Amore di Dio. La sua esperienza lo ha portato a dedicare questa cura soprattutto verso i bambini e i giovani che erano nelle condizioni più sfavorevoli: materialmente e spiritualmente. I suoi primi passi a La Valla e l’esperienza Montagne, in particolare, sono lì a ricordarci che per Marcellino ogni incontro, sia su un letto di sofferenze che in mille altre situazioni di vita, erano l’occasione per “palare” di Gesù.

Diremmo oggi, per testimoniare che non esiste un’altra forza più grande dell’amore: l’unica che può salvare la nostra vita.

2. Forse anche per darci la possibilità di entrare nelle esperienze meno conosciute della sua vita, quelle dolorose nelle quali ha imparato a fare tanti passi indietro e a sperimentare che la sua opera non era la sua, ma era opera di Dio e lui solo un piccolo strumento. Come non pensare agli anni della sua malattia: una stagione in cui Marcellino sentiva che tutto ciò che aveva costruito fino ad allora, con tanti anni di impegno e di dedizione a La Valla, crollava come un castello di carta, mentre la malattia lo attanagliava e il biasimo della gente e dei suoi superiori cresceva. Marcellino entrò in un periodo buio quando, nel periodo natalizio del 1825, visse il crollo della sua salute rischiando di morire. La causa? Il ritmo forsennato e dispendioso del lavoro che dovette mantenere per un lungo periodo di tempo. Marcellino stesso riconobbe, anni dopo, che in questo periodo “consumava la sua forza e il suo stipendio”. Santa Teresa, esperta di queste situazioni oscure, si era già chiesta:  “Una persona che rischia di rimanere senza la sua “impresa” come reagisce?”. Sentirsi senza la sicurezza del denaro è fondamentale per sapere in chi abbiamo riposto la nostra fiducia. Marcellino dovette superare anche questa esperienza. Quando la gravità del suo stato di salute fu noto a tutti, il primo problema urgente fu quello di farsi carico dei debiti sostenuti, visto che i creditori volevano recuperare ciò che avevano dato in prestito. I soliti commenti della gente lo accompagnarono: “Il venerabile… certo ha dovuto sopportare tante contraddizioni, ma caspita solo un pazzo può costruire senza avere fondi…” L’onorabilità di Marcellino, dopo questi momenti, diminuì considerevolmente. Non solo tra gli amici e colleghi che lo abbandonarono o tra le persone che non gli risparmiarono le critiche, ma anche perché lo stesso Consiglio Arcivescovile gli ritirò la sua fiducia e propose l’annessione del suo nascente istituto con un altro che avesse più stabilità.

3. Forse per cominciare finalmente a non considerarlo più come quei santi che fin dalla culla erano dei predestinati. Quel tipo di fortunati e baciati dalla buona sorte che invece a tutti noi ha riservato solo spine in questa valle di lacrime! Per cominciare a guardare la storia reale nella quale il nostro Marcellino è riuscito a trovare i semi della presenza di Dio che ha fatto tutto, ma che lo ha fatto, ricordiamolo bene, chiedendo la sua collaborazione. Non solo nei momenti esaltanti, ma anche in quelli più incomprensibili e faticosi che ha vissuto negli ultimi anni della sua vita in cui le sue dimissioni da superiore dei fratelli, e l’affidarsi nelle mani di Padre Colin gli hanno fatto sperimentare l’abbandono completo in Dio: “Ho avuto grazie di stato per iniziare l’opera, però non è detto che devo avere quelle per continuarla” (Ritiro di Meximieux in cui diede le sue dimissioni nelle mani di padre Gian Claudio Colin, superiore generale  della Società di Maria). Era il 1837. Si apprestava a vivere gli ultimi suoi tre anni di vita abbandonandosi totalmente al Signore. Colin aveva altre idee sui fratelli. Poteva rompere quella “creatura”, quella “impresa”, come la chiamò Santa Teresa, a cui aveva dedicato tutti i suoi sforzi. Marcellino è quel bambino, sempre per usare l’espressione di Santa Teresa, che si addormenta tra le braccia di suo padre. E così cerca di esprimere la pace che regna nel suo cuore, seppur spezzato. Ha fatto tanto, si è speso totalmente e ora? Gli viene chiesto di mettersi da parte; altri porteranno avanti quello per cui ha vissuto… Come è strana la sorte di chi si affida totalmente al Signore!

E proprio a questo punto un certo Gabriele Rivat, il futuro Fr. Francesco, che fu affidato dalla mamma a Marcellino può aiutarci a rispondere alla domanda sul senso di questa settimana.

Era un giorno di ritiro, nei primi anni dell’avventura a La Valla, quando confidò a Marcellino “Ho scoperto che Dio mi chiede di fare i voti”.

Marcellino con tutta la sua paternità lo guardò negli occhi con profondo affetto:  “Parlami di questa scoperta!”

E Fr. Francesco: “Dio non mi chiede cose straordinarie, ma vuole che io faccia con grande passione, fervore e costanza le cose comuni e ordinarie che, con questo mezzo, acquisteranno grande valore davanti a Lui .”

Eccolo il motivo di questa settimana: percepire come Fr. Francesco la nostra vocazione come fedeltà a Dio nelle piccole azioni. L’amore si manifesta nella passione e nell’affetto con cui vengono eseguite. L’esperienza delle difficoltà aveva incoraggiato Marcellino a dare importanza alle azioni ordinarie di fronte all’eroismo di altri tempi e Francesco aveva afferrato il messaggio.

Anche noi vogliamo fare nostro questo messaggio! Vogliamo afferrarlo e viverlo.

Ben venga questa settimana!

Solo una settimana è sufficiente?

Eh sì, questa domanda vorrei ora girarla al grande numero dei fratelli maristi che hanno dedicato tutta la loro vita per rendere concreto IL SOGNO che Marcellino ha cullato, accarezzato e concretizzato nella sua esperienza iniziata quel lontano 2 gennaio 1817 a La Valla.

E soprattutto sentire la loro gioia! Essere un ALTRO MARCELLINO, UN ALTRO SOGNATORE, UN ALTRO COSTRUTTORE DELL’AMORE!

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