Written by Matteo L

Giornata Internazionale del Risparmio Energetico

Le parole “Risparmio Energetico” fanno ormai parte della vita di tutti i giorni, le sentiamo ai telegiornali e le leggiamo sui quotidiani come unica alternativa a scenari futuri preoccupanti.

Perché, finché è stato possibile, ci siamo radunati nelle piazze per cercare di dare voce al nostro Pianeta? Perché la Terra sta soffrendo e cerca in tutti i modi di farci capire che ha bisogno del nostro aiuto.

Come? La risposta è essenzialmente una: con il riscaldamento globale. Le conseguenze sono ben note: dall’effetto serra allo scioglimento dei ghiacci, dai repentini cambiamenti climatici alla riduzione delle biodiversità. Questi sono solo alcuni esempi ma sottolineano in maniera evidente la gravità e la dimensione del problema. Per questi motivi il risparmio energetico deve diventare una priorità.

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con i relativi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030 (https://unric.org/it/agenda-2030/).

Tra questi 17 obiettivi alcuni si soffermano in modo puntuale sul problema energetico poiché l’accesso all’energia è essenziale in ogni momento della nostra vita quotidiana e l’energia è la principale responsabile del cambiamento climatico.

Oggi la maggior parte dell’energia prodotta viene ottenuta sfruttando combustibili fossili che causano circa il 60% delle emissioni di gas serra globali da cui ne consegue il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature.

Tra gli obiettivi da raggiungere c’è la produzione di energia pulita ottenuta con tecnologie moderne e sostenibili, sfruttando per esempio le fonti di energia rinnovabili, ma anche un consumo minore, un risparmio energetico e uno stile di vita sostenibile.

Ma come possiamo risparmiare? E come possiamo avere uno stile di vita sostenibile?

Alcuni dati su cui riflettere.

Quanta acqua consumiamo mentre ci laviamo i denti se non chiudiamo il rubinetto? 11 litri/minuto

Quanta acqua consumiamo facendo la doccia? 10 litri/minuto

Se facciamo un rapido calcolo capiamo facilmente come due azioni tanto semplici e quotidiane possano essere estremamente dannose per il nostro Pianeta poiché meno del 3% dell’acqua sul nostro pianeta è potabile e un eccessivo utilizzo di acqua contribuisce allo stress idrico mondiale.

Se applicassimo nella nostra quotidianità la “regola delle tre R”: Ridurre, Riciclare, Riusare, risparmieremmo energie e inquineremmo di meno, proteggendo il nostro pianeta.

Altre buone abitudini consistono nel prediligere ove e quando possibile la luce solare. Ma non solo, è possibile risparmiare fino all’80 % di energia elettrica sostituendo le lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo.

Anche nella scelta degli elettrodomestici è importante fare attenzione a quello che si sta per acquistare. Oggi, per aiutare il consumatore, i produttori sono obbligati per legge a etichettare anche secondo classe energetica il prodotto in vendita, in modo da scegliere in modo consapevole gli elettrodomestici più efficienti.

Queste sono solo alcune azioni che si possono intraprendere a livello personale per indirizzare il futuro nella giusta direzione. Chiaramente è necessario che ognuno faccia la sua parte, ma non solo, è soprattutto necessaria una sensibilizzazione a livello collettivo, perché le azioni del singolo diventino un piccolo tassello di una buona pratica comportamentale condivisa e regolamentata a livello globale.

Professoressa Sara Traverso, Docente di tecnologia per la Scuola Secondaria di I°.

La redazione dello Champagnat

Written by Matteo L

Darwin Day 2021

Coronavirus: uno sguardo evoluzionistico

Sul coronavirus è stato detto davvero ormai di tutto. C’è un’ampia letteratura, anche scientifica, sui vari aspetti di questa epidemia. C’è, però, una prospettiva ancora un po’ negletta.

Cioè quella evoluzionistica.        

Fotografiamo la situazione: un pacchetto di RNA circondato da una capsula di proteine, piccolissimo, ci ha sconvolto l’esistenza. Come è possibile questo? Guardiamo la questione dal punto di vista evolutivo: questi organismi sono molto antichi, in circolazione da più di tre miliardi di anni. Significa aver avuto tanto tempo a disposizione per infettare dapprima i batteri e poi iniziare e proseguire la lotta con gli organismi pluricellulari, noi compresi. I virus sono antichissimi, noi siamo una specie giovanissima. Hanno, quindi, un certo vantaggio. L’RNA in particolare è poi una molecola abbastanza instabile, di più del DNA e forse più antica: mutano quindi molto velocemente rispetto a noi esseri umani. Ma guardiamo anche gli aspetti più recenti, dal punto di vista del SARS-CoV2. Noi siamo 7,5 miliardi di potenziali ospiti, diffusi in tutto il mondo e abbiamo inventato mezzi di trasporto in cui ci ammassiamo e viviamo in città e metropoli: l’ospite perfetto per diffondersi.

 Ricordiamolo: il virus obbedisce a un imperativo darwiniano primordiale: moltiplicarsi, fare copie di se stesso finché può. Ma la questione è ancora più complicata e non si tiene presente un altro aspetto: non solo siamo ospiti perfetti, ma negli ultimi decenni abbiamo comportamenti che aiutano i virus ad attaccarci. Per esempio perturbare e deturpare gli ecosistemi è una pessima idea perché in questo modo alcuni di questi microorganismi hanno fatto il salto di specie da animale a uomo. Se noi distruggiamo l’ambiente, ciò significa aumentare il contatto. 

Ma c’è di molto peggio. Molti di questi animali esotici che non potremmo nemmeno cacciare li mettiamo poi in mostra in vari mercati (non solo in Cina: ce ne sono in tutto il mondo), vivi e morti con condizioni igieniche pessime. In una situazione del genere il virus a RNA fa il suo mestiere, purtroppo. Noi, homo sapiens, dovremmo avere un vantaggio: il nostro cervello. Potremmo ragionare e pensare a come evitare determinate situazioni. È già successo altre volte: con la Sars, con la rabbia, con Ebola e via dicendo, ma non abbiamo imparato nulla. 

I virus hanno degli avversari: la ricerca scientifica, l’igiene, il progresso sociale e la protezione ambientale. Dobbiamo capire la logica del virus, che è di tipo evolutivo.

Iniziative della giornata

Tra le tante iniziative che vi sono oggi ve ne segnaliamo una in particolare, quella fatta in collaborazione con il Museo di Storia Naturale “G. Doria”, il DISTAV dell’università di Genova e gli Amici del Museo “G. Doria”

Oggi alle ore 17 :CHE FINE HA FATTO DARWIN? Conferenza online tenuta da Loris Galli

Ecco il link per collegarsi e seguirla:

Zoom: https://us02web.zoom.us/j/85791811261?pwd=NXBOQWhtTDN3NVNGOVVLM0M2c3lxQT09

ID riunione: 857 9181 1261 – Passcode: 044519

Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jVd8KjjyJyM

La redazione dello Champagnat

Written by Matteo L

Global Catholic Climate Movement

Ascoltiamo sia il grido della Terra che il grido dei poveri.

Il XXII Capitolo Generale ci ha invitati a “risvegliare in noi e intorno a noi una coscienza ecologica che ci sia di impulso ad impegnarci nella cura della nostra casa comune”. Si proponeva in modo concreto, nell’ambito della missione: “Creare una coscienza ecologica integrale in tutte le nostre comunità e nelle diverse aree della missione, così come sviluppare politiche a tutti i livelli dell’Istituto che rafforzino il nostro impegno per la cura della nostra casa comune”.

La nostra locandina di adesione

Papa Francesco, nella sua enciclica Laudato Sì (LS), sulla cura della casa comune, esprime che, per risolvere una situazione così complessa come quella che si presenta oggi al mondo, non è sufficiente assumere come singoli degli atteggiamenti migliori. Ai problemi sociali si risponde con le reti di comunità, non solo con la semplice somma dei singoli comportamenti. Inoltre, la conversione ecologica necessaria per creare una dinamica di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria.

La Provincia Marista Mediterranea

Come istituzione educativa, ha un’enorme responsabilità e intende rispondere in qualche modo all’opportunità di contribuire a creare sempre più una cultura della cura della casa comune tra i nostri bambini, giovani e famiglie. Per tutti questi motivi vogliamo come maristi partecipare attivamente a questa conversione comunitaria! Ed è per noi una grande gioia comunicarvi che abbiamo scelto di essere membri del “Global Catholic Climate Movement“.

In questo modo, continuiamo a compiere passi all’interno dello scenario “Noi siamo Terra” del nostro piano strategico. Insieme alle organizzazioni cattoliche di tutto il mondo, lavoreremo in rete per promuovere diverse iniziative educative, di preghiera, riflessione e/o di denuncia.

Si tratta quindi di curare la dimensione spirituale della persona, di mettere in discussione i nostri stili di vita e di partecipare anche alle politiche pubbliche.

Vi terreno aggiornati sulle novità future. Per ora vi lasciamo (nei link sotto) delle info aggiuntive su questo movimento cattolico. Augurandoci che questa notizia sia anche un motivo di speranza.

Written by Matteo L

Giorno della memoria

Nel Giorno della memoria tanti sono gli appuntamenti che coinvolgono soprattutto i più giovani e i loro docenti impegnati a far conoscere e a ricordare i crimini commessi contro l’Umanità. Pochi, ovviamente, riguardano storie “a lieto fine” come questa che ha avuto luogo proprio nel nostro territorio.

Per i nostri alunni della scuola secondaria di primo grado abbiamo pensato di organizzare la proiezione di un film documentario di una vicenda accaduta vicino a noi.

Il film è stato introdotto dall’intervento del Dott. Angiolo Chicco Veroli rappresentante della Comunità Ebraica di Genova e dalla Professoressa Carla Barberi

La Scuola del Mediterraneo

Nella cittadina di Recco sorgeva la Scuola del Mediterraneo, fondata da Hans Weil, giovane professore universitario che dalla Germania si era trasferito in Italia con la famiglia poco dopo l’ascesa al potere di Hitler.

Era una scuola senza voti e senza diplomi, che accoglieva soprattutto figli di famiglie ebree. Si basava sull’alternanza di momenti di studio, in particolare della storia e delle lingue straniere, con attività pratiche come la cura di orti e giardini, l’insegnamento del nuoto e della fotografia..

Purtroppo la scuola venne chiusa d’autorità poco prima dell’emanazione delle Leggi Razziali fasciste. Leggi che vietavano agli ebrei di studiare nella scuola pubblica, ma anche di possedere una radio, di apparire sull’elenco telefonico, di avere dipendenti ariani.

Tutti gli ebrei stranieri dovevano lasciare il paese e così fu per la famiglia Weil, ma prima, gli studenti  furono messi in salvo durante una finta gita sugli sci, in realtà una fuga attraverso le Alpi fino in Svizzera. Anche il professor Weil si salvò, ma non poté mai più riprendere il suo ruolo di educatore e dovette adattarsi a fare il fotografo. I suoi figli, però, poterono studiare e crescere liberi in America.

La nuova vita della Scuola

Circa una sessantina d’anni dopo i fatti narrati, la sede della ex-scuola venne divisa in appartamenti e uno di questi fu acquistato da una coppia di ricercatori universitari. Per merito loro fu riportata alla luce l’intera storia e fu rintracciata l’unica sopravvissuta, la figlia del prof. Weil, Constance che poté così ritornare con le sue figlie a Villa Palme..

Durante il suo ultimo soggiorno Constance Weil, incontrò anche gli studenti della scuola locale. Nacque così il progetto di realizzare un docu-film interpretato dagli stessi ragazzi e finanziato con una campagna di crowdfunding.

Oggi Connie non vive più. Le sue ceneri riposano in un piccolo cimitero, di fronte al primo mare della sua vita, quello di Recco.

Sulla sua lapide queste parole: “In memoria di Constance Weil, cittadina onoraria”.

Written by Matteo L

SETTIMANA CHAMPAGNAT

Anno nuovo e immancabile, ritorna la Settimana Champagnat!

Non fraintendetemi, non sto parlando della settimana allo Champagnat, la nostra Scuola di Genova, ma della settimana che ogni anno si dedica al nostro Fondatore Marcellino.

Quante volte abbiamo sentito: “Ma già lo conosciamo! Cosa c’è ancora da sapere?” Oppure: “Che ci inventiamo quest’anno per non ripetere quello che già sappiamo e che abbiamo fatto nel passato?”

Se queste sono le premesse per vivere una settimana speciale a lui dedicata, probabilmente cominciamo nel peggiore dei modi e soprattutto rendiamo palese la nostra scarsa conoscenza di Marcellino che non è assimilabile ad una materia scolastica da conoscere e sulla quale ci sarà poi un’interrogazione… Marcellino è, oggi come ieri, una VITA e UN’ESPERIENZA al tempo stesso formidabile e fatta di vita semplice e quotidiana che io, tu e chissà quanta altra gente viviamo.

E allora mi domando: “Che senso ha dedicargli UNA SETTIMANA?”

1. Forse per permetterci di farlo entrare nel groviglio delle nostre innumerevoli attività per insegnarci a saper scegliere quali sono le cose su cui puntare, quali sono i traguardi da raggiungere e come fare. Ma tutto questo in una modalità un po’ diversa da quella che abitualmente mettiamo in opera, un procedere che lui ha imparato da una persona grande ed umile: Maria.

Non te l’aspettavi, di’ la verità. Oggi i modelli che ci propongono sono altri, è vero?

Maria, una donna come tante della sua epoca, ma che aveva una caratteristica particolare: amava quello che faceva, sapeva ascoltare e conservare nel suo cuore tutto quello che viveva e soprattutto sapeva dire Sì…

In una parola: era disponibile. Un modello di vita sulla quale Marcelino ha voluto costruire il suo progetto di vita. E come Maria, la Buona Madre, anche Marcellino è lì per indicarci con pazienza e amorevolezza che non c’è una strada migliore di quella di essere strumenti dell’Amore di Dio. La sua esperienza lo ha portato a dedicare questa cura soprattutto verso i bambini e i giovani che erano nelle condizioni più sfavorevoli: materialmente e spiritualmente. I suoi primi passi a La Valla e l’esperienza Montagne, in particolare, sono lì a ricordarci che per Marcellino ogni incontro, sia su un letto di sofferenze che in mille altre situazioni di vita, erano l’occasione per “palare” di Gesù.

Diremmo oggi, per testimoniare che non esiste un’altra forza più grande dell’amore: l’unica che può salvare la nostra vita.

2. Forse anche per darci la possibilità di entrare nelle esperienze meno conosciute della sua vita, quelle dolorose nelle quali ha imparato a fare tanti passi indietro e a sperimentare che la sua opera non era la sua, ma era opera di Dio e lui solo un piccolo strumento. Come non pensare agli anni della sua malattia: una stagione in cui Marcellino sentiva che tutto ciò che aveva costruito fino ad allora, con tanti anni di impegno e di dedizione a La Valla, crollava come un castello di carta, mentre la malattia lo attanagliava e il biasimo della gente e dei suoi superiori cresceva. Marcellino entrò in un periodo buio quando, nel periodo natalizio del 1825, visse il crollo della sua salute rischiando di morire. La causa? Il ritmo forsennato e dispendioso del lavoro che dovette mantenere per un lungo periodo di tempo. Marcellino stesso riconobbe, anni dopo, che in questo periodo “consumava la sua forza e il suo stipendio”. Santa Teresa, esperta di queste situazioni oscure, si era già chiesta:  “Una persona che rischia di rimanere senza la sua “impresa” come reagisce?”. Sentirsi senza la sicurezza del denaro è fondamentale per sapere in chi abbiamo riposto la nostra fiducia. Marcellino dovette superare anche questa esperienza. Quando la gravità del suo stato di salute fu noto a tutti, il primo problema urgente fu quello di farsi carico dei debiti sostenuti, visto che i creditori volevano recuperare ciò che avevano dato in prestito. I soliti commenti della gente lo accompagnarono: “Il venerabile… certo ha dovuto sopportare tante contraddizioni, ma caspita solo un pazzo può costruire senza avere fondi…” L’onorabilità di Marcellino, dopo questi momenti, diminuì considerevolmente. Non solo tra gli amici e colleghi che lo abbandonarono o tra le persone che non gli risparmiarono le critiche, ma anche perché lo stesso Consiglio Arcivescovile gli ritirò la sua fiducia e propose l’annessione del suo nascente istituto con un altro che avesse più stabilità.

3. Forse per cominciare finalmente a non considerarlo più come quei santi che fin dalla culla erano dei predestinati. Quel tipo di fortunati e baciati dalla buona sorte che invece a tutti noi ha riservato solo spine in questa valle di lacrime! Per cominciare a guardare la storia reale nella quale il nostro Marcellino è riuscito a trovare i semi della presenza di Dio che ha fatto tutto, ma che lo ha fatto, ricordiamolo bene, chiedendo la sua collaborazione. Non solo nei momenti esaltanti, ma anche in quelli più incomprensibili e faticosi che ha vissuto negli ultimi anni della sua vita in cui le sue dimissioni da superiore dei fratelli, e l’affidarsi nelle mani di Padre Colin gli hanno fatto sperimentare l’abbandono completo in Dio: “Ho avuto grazie di stato per iniziare l’opera, però non è detto che devo avere quelle per continuarla” (Ritiro di Meximieux in cui diede le sue dimissioni nelle mani di padre Gian Claudio Colin, superiore generale  della Società di Maria). Era il 1837. Si apprestava a vivere gli ultimi suoi tre anni di vita abbandonandosi totalmente al Signore. Colin aveva altre idee sui fratelli. Poteva rompere quella “creatura”, quella “impresa”, come la chiamò Santa Teresa, a cui aveva dedicato tutti i suoi sforzi. Marcellino è quel bambino, sempre per usare l’espressione di Santa Teresa, che si addormenta tra le braccia di suo padre. E così cerca di esprimere la pace che regna nel suo cuore, seppur spezzato. Ha fatto tanto, si è speso totalmente e ora? Gli viene chiesto di mettersi da parte; altri porteranno avanti quello per cui ha vissuto… Come è strana la sorte di chi si affida totalmente al Signore!

E proprio a questo punto un certo Gabriele Rivat, il futuro Fr. Francesco, che fu affidato dalla mamma a Marcellino può aiutarci a rispondere alla domanda sul senso di questa settimana.

Era un giorno di ritiro, nei primi anni dell’avventura a La Valla, quando confidò a Marcellino “Ho scoperto che Dio mi chiede di fare i voti”.

Marcellino con tutta la sua paternità lo guardò negli occhi con profondo affetto:  “Parlami di questa scoperta!”

E Fr. Francesco: “Dio non mi chiede cose straordinarie, ma vuole che io faccia con grande passione, fervore e costanza le cose comuni e ordinarie che, con questo mezzo, acquisteranno grande valore davanti a Lui .”

Eccolo il motivo di questa settimana: percepire come Fr. Francesco la nostra vocazione come fedeltà a Dio nelle piccole azioni. L’amore si manifesta nella passione e nell’affetto con cui vengono eseguite. L’esperienza delle difficoltà aveva incoraggiato Marcellino a dare importanza alle azioni ordinarie di fronte all’eroismo di altri tempi e Francesco aveva afferrato il messaggio.

Anche noi vogliamo fare nostro questo messaggio! Vogliamo afferrarlo e viverlo.

Ben venga questa settimana!

Solo una settimana è sufficiente?

Eh sì, questa domanda vorrei ora girarla al grande numero dei fratelli maristi che hanno dedicato tutta la loro vita per rendere concreto IL SOGNO che Marcellino ha cullato, accarezzato e concretizzato nella sua esperienza iniziata quel lontano 2 gennaio 1817 a La Valla.

E soprattutto sentire la loro gioia! Essere un ALTRO MARCELLINO, UN ALTRO SOGNATORE, UN ALTRO COSTRUTTORE DELL’AMORE!

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