Written by MB

L’ultima settimana scolastica del 2018

Gentili famiglie, comunichiamo in forma stringata alcuni appuntamenti dell’ultima settimana di scuola del 2018:

Santa Messa di Natale

Tutta la scuola nei suoi vari rappresentanti celebrerà la gioia del Natale con una santa Messa presieduta da monsignor Nicolò Anselmi, lunedì 17 alle ore 8,45. Siamo tutti invitati a questo momento che rappresenta il modo migliore per scambiarci anche gli auguri di buone feste e di un nuovo anno ricco di vita.

Auguri natalizi al Cardinale

Sempre lunedì, alle ore 10, una delegazione dell’Istituto si recherà in Curia per portare, a nome di tutti noi, gli auguri dello Champagnat al nostro vescovo, cardinal Angelo Bagnasco, in ringraziamento anche delle importanti parole di amicizia e incoraggiamento che ci ha rivolto nella Messa di fine anno scolastico, a giugno scorso.

Ultimo giorno di scuola

Venerdì 21, mentre i piccoli della sezione Primavera e della scuola dell’Infanzia saranno normalmente a scuola senza nessun cambiamento di orario, gli alunni della scuola elementare, delle medie e del liceo scientifico usciranno dalle aule alle ore 12,00 e cominceranno così le loro vacanze. Per loro non ci sarà, venerdì, né il servizio mensa né lo studio assistito o le lezioni in Inglese. La scuola riprenderà lunedì 7 gennaio con l’orario solito.

Messa per gli ex alunni

Lo stesso giorno della celebrazione della scuola, lunedì 17 dicembre, alla sera, alle ore 20 in cappella verrà celebrata un’altra Messa per gli ex alunni che sono invitati non solo a ritrovarsi per gli auguri, ma anche a partecipare ad un rinnovamento e rilancio dell’associazione degli ex alunni.

Recite e saggi  

In questa ultima settimana sono molti gli appuntamenti del laboratorio di teatro (Teatro Armito), le festicciole di classe, i piccoli saggi natalizi (importantissimi quelli della scuola dell’Infanzia…), i cori, le animazioni per i più piccoli (una anche sabato 22). Per non essere troppo prolisso invito semplicemente a partecipare con gioia alle attività dei propri figli, guardando nello stupore dei loro occhi quella gioia pura che dovrebbe caratterizzare questi giorni.

Foto di classe del 2017/18

Sono disponibili in segreteria e amministrazione le foto di classe dell’anno scolastico 2017/2018, tutti coloro che desiderano acquistarle (il prezzo è di 5 euro) possono farlo da lunedì 17 in poi.

Un nuovo fratello in comunità

Non riguarda propriamente la scuola, ma è importante comunicare che  anche la piccola comunità dei Fratelli Maristi di Genova (fr Massimo Radicetti, fr. Ferruccio Foschi e lo scrivente) riceverà un regalo di Natale atteso e molto apprezzato: un nuovo fratello! Si tratta di fratel Pietro Stò che dopo molti anni di assenza, ritorna a Genova, luogo che lo ha visto negli anni novanta del secolo passato già direttore della scuola e preside. E’ un vero regalo natalizio sia per i fratelli che per tutta la comunità scolastica che potrà riavere vicino una persona di grande esperienza e di squisita finezza per i temi che riguardano la crescita personale, il dialogo in famiglia, le sfide educative. Bentornato fratel Pietro!

Written by MB

Il beato fratello Henri Vergès

Sabato 8 dicembre 2018. ad Orano in Algeria verranno proclamati 19 nuovi beati, tutti martiri fra il 1994 e 1996. Di essi forse i più conosciuti sono i sette monaci trappisti di Tibhirine (ricordati anche nel bel film Uomini di Dio, premio speciale del festival di Cannes 2010). In ordine cronologico però ad aprire il gruppo di questi martiri è stato un Fratello Marista francese, Henri Verges che va conosciuto per il suo stile accogliente, di servizio e di profonda vita interiore. Ecco qualche notizia su di lui. Attiro l’attenzione specialmente sulle sue parole che ci rivelano un educatore e un trasmettitore del Vangelo nello spirito di san Marcellino. In fondo trovate anche un breve video in francese.

Non gli hanno rubato la vita, lui l’aveva già donata

È nato nel 1930 a Capcir, sui Pirenei, a pochi chilometri da Andorra, il giovane Henri Verges comincia gli studi presso i Fratelli Maristi all’età di 12 anni. Consacra la sua vita all’insegnamento prima in Francia e poi in Algeria a partire dal 1969. Diventa in seguito direttore di una scuola e responsabile di una biblioteca – centro di accoglienza aperta a tutti i giovani della Casbah. È lì che viene assassinato per mano di terroristi islamici l’8 maggio 1994 davanti al suo ufficio, cade sotto i colpi portandosi la mano al petto, gesto che gli era consueto per salutare gli amici, con quel gesto di accoglienza cordiale saluta il suo assassino. Aveva 64 anni. È uccisa insieme a lui sr. Paul-Helene Saint Raymond, 67 anni. Hamid, un giovane musulmano che frequentava la sua biblioteca, dirà di Henri: “Non gli hanno rubato la vita. Lui l’aveva già donata”.

Il quinto Vangelo, quello che tutto il mondo può leggere, è quello che scriviamo con la nostra vita” Questa annotazione, lasciata da fratel Henri Vergès, è stata suggellata dal dono della propria vita. “La sua morte” scrive il fratello che era con lui nella Casbah, fratel Michel Voute “è come il sigillo che segna la fine di una vita piena e completamente donata” Questo simbolo tanto azzeccato del quinto vangelo può essere sicuramente applicato a tutti i martiri, in modo speciale a quelli della Chiesa d’Algeria della fine del XX secolo.

  1. L’educatore 

Fratel Henri Vergès è stato inizialmente un educatore al servizio dei giovani, in seno alla comunità dei fratelli maristi che hanno questo carisma. Il figlio di Marcellino Champagnat non distingueva tale vocazione da quella di apostolo, perciò volle partire in missione. Pensava all’America Latina o al Madagascar, e fu l’Algeria, proprio l’anno in cui, avendo chiesto invano per una buona decina di anni di essere mandato in missione, aveva deciso di non manifestare più tale desiderio.

Fratel Henri Vergès prendeva molto sul serio la sua missione di educatore e studiava continuamente per perfezionarsi. Uno solo dei suoi quaderni contiene 413 annotazioni di letture o riflessioni. Un numero quasi uguale è dedicato all’educazione e alla preghiera. Questo testo risale al 1988 e riassume la sua visione dell’educazione cristiana:

Pazienza, perseveranza calma ed umiltà.  Come il seminatore che affida il suo chicco alla terra e lascia il tempo a Dio di compiere la sua opera. Atteggiamento fondamentale per un educatore: tanto più che non conosco il ritmo dello sviluppo di ognuno di questi giovani. Dio mi ha semplicemente mandato a seminare i chicchi nel campo scelto da lui. Devo dunque seminare in pace e lasciare che sia lui che si occupi della crescita. Senza stupirmi della presenza della croce, come nella vita di Gesù. 

2. L’apostolo

È nella preghiera che fratel Henri cerca le strade del Signore perché i Vangelo arrivi al cuore dei giovani musulmani che gli sono stati affidati. Egli descrive così la sua visione dell’apostolato:

La mia situazione attuale in mezzo a migliaia di musulmani ha reso più radicata in me una visione particolare dell’apostolato che mi sembra fondamentale.

In primo luogo testimonianza di una vita che appartiene tutta al Signore Gesù, essere testimone di un impulso di rinnovamento che dall’interno può trasformare completamente la vita di un uomo. Come Maria quando fa visita ad Elisabetta: è la cugina che riconosce in lei Gesù.

Rispetto profondo della personalità di ognuno, del proprio cammino verso Dio. Aiutarlo soprattutto ad essere disponibile, coerente con la propria fede, il proprio ideale. Stimolare la riflessione.

Rendere conto in modo trasparente della propria fede, della propria speranza quando ciò è atteso, desiderato, richiesto. Ed è proprio in questo aspetto che le circostanze sono diverse.

Sono sempre più contento di dedicarmi con amore a queste persone che il Signore mi concede di servire – le porterò per sempre nel mio cuore- ma sono pronto a lasciarle per dedicarmi ad altre ancora. Desidero non considerare nessuno di loro come un numero, ma come un figlio di Dio, un fratello che amo insieme a Dio, cercando di conoscerne il nome, sempre con le mie debolezze.    

3. Lo stile del trasmettere  

È nella preghiera che egli scopre a poco a poco il senso della sua presenza in terra musulmana. Scopriamolo con lui:

Perché qui?

  • Perché Dio mi ci ha mandato.
  • Perché Dio ha un disegno misterioso sul popolo dell’Islam, un tempio della sua presenza in cui mi invita a entrare, un’apertura reciproca da favorire, un dialogo da credenti da promuovere e da sviluppare. Le nostre strade in Dio possono soltanto convergere.
  • Perché Dio manda la sua chiesa a tutti i popoli dell’universo: semplice presenza che purifica e si purifica. Che si lascia interpellare dalla Parola e che interpella per mezzo della Parola, che si libera e che libera, che cammina insieme, che lascia a Dio la scelta dei momenti in cui rivelare più esplicitamente il vangelo del suo Figlio che cammina insieme ad ogni uomo in questo mondo.
  • Per permettere a Gesù-Eucarestia di essere presente in questo punto del globo.
  • Devo a me stesso di essere adorazione, presenza accanto a Lui in nome di questo popolo, punto di convergenza di tutto ciò che accade intorno a me, qui e adesso.
  • Perché la mia vocazione marista è particolarmente adatta a questa presenza nascosta, umile, che serve da ancora nei fondali su cui l’avvenire va a posarsi in questo paese giovane – noi che siamo per i giovani- con Maria, anch’essa presente nel cuore dell’Islam.

 4.  Il segreto della preghiera 

Il giorno venerdì santo del 1961 che cadeva il 31 marzo, il fratello Henri Vergès all’epoca assistente maestro dei novizi a Notre Dame de La Cabane, annota su un foglietto queste righe ritrovate dopo la sua morte. Contengono il segreto della sua preghiera:

Giornata indimenticabile in cui la mano di un santo

si è posata sul mio capo…

Lasciarmi riempire da Gesù, amarlo.

Fiducia totale.

Amare, essere buono, dolce e umile per tutti.

Con la mia Madre tanto buona, la Vergine Maria.

Avanti: “Siete sulla buona strada!”

O Gesù. Ho sentito la tua dolce presenza accanto a me.

Grazie!

Mantienimi fedele!

Il Cuore di Gesù “aperto da una lancia”:

  1. è un libro aperto
  2. è un tesoro
  3. è una casa

Gesù nell’Eucarestia

I tre bisogni dell’amore:

  1. presenza: essere insieme all’amato
  2. devozione: donarsi all’amato
  3. unione

Tutto ciò è realizzato in quel prodigio di amore che è l’eucarestia!

Gesù ti amo

Gesù ti amo, il segreto di ogni preghiera

BEATO FRATELLO HENRI VERGES, PREGA PER NOI E LA NOSTRA SCUOLA

Written by MB

Insegnare, trasmettere. Una riflessione.

La nostra scuola si chiama Marcellino Champagnat (dubito di aver mai iniziato un post con una osservazione più ovvia) ed è una scuola marista. In breve, nasce da un’intuizione di un sacerdote francese del primo ottocento, riconosciuto santo dalla chiesa e si situa in una tradizione, una corrente, una via educativa, che vede il lavoro scolastico, la burocrazia dei documenti, la routine dell’insegnamento ai più giovani come strumento e come mezzo interno di una più importante missione di trasmissione di vita e orizzonti.

Insegnare e trasmettere. La differenza, e complementarietà, fra queste due azioni è sviluppata in un libretto, L’arte di trasmettere scritto da Nathalie Sarthhou-Lajus e uscito recentemente per i tipi dell’editrice Qiqajon. Riporto una parte dell’introduzione dello scrittore Emanuele Trevi:

Non credo di esagerare affermando che non esiste, oggi, una questione più urgente da affrontare di quella dell’arte di trasmettere. Perché è evidente che noi viviamo in una crisi della trasmissione di proporzioni talmente immani, che nessuno, in un passato anche recente, le avrebbe immaginate. L’esperienza riguarda la sfera della vita intellettuale e della cultura nel senso più vasto tanto quanto quello della vita privata e delle sue tonalità emotive fondamentali. Coinvolge insegnanti, genitori, maestri spirituali, legislatori, artisti. Chiunque, insomma, fondi il senso del suo lavoro sulla durata, e dunque sul futuro. Il concetto di futuro acquista una piena ed evidente realtà umana solo quando, semplicemente, noi lo identifichiamo con tutti i nostri simili più giovani di noi. Allievi, figli, figli di fratelli e di amici. Bande di fastidiosi ragazzini maleducati in un vagone della metropolitana. Singoli esemplari di un’umanità fragile e sensibile, nei quali riconosciamo qualcosa che un tempo siamo stati. Artisti alle prime armi, alla ricerca di uno stile personale. Spiriti curiosi con il loro bagaglio di domande illuminanti. 

Cito queste parole per introdurre il post seguente, di carattere biografico. La via e la tradizione marista, l’insieme delle persone che ieri e oggi hanno ritenuto importante il carisma e l’eredità di Marcellino Champagnat,  hanno avuto chi fra fatiche  ed entusiasmi ha camminato in questa strada. Migliaia di Fratelli, cristiani ed  educatori laici che hanno trasmesso, come uomini e donne del loro tempo, i valori del mondo marista. Ma hanno avuto anche dei campioni, dei fuori serie, dei numero uno. Per esempio il fratello Henri Vergès che sabato 8 dicembre verrà beatificato a Orano, in Algeria, la terra che lo ha visto vivere e morire in modo violento il giorno 8 maggio 1994. Era il responsabile di una biblioteca nel centro delal Casbah di Algeri, accompagnatore e amico di centinaia di ragazzi musulmani che accudivano a lui, alla sua piccola comunità con cui collaborava suor Paul Helene, uccisa insieme a lui, anche lei beatificata con altri martiri di questa terra sabato 8 dicembre, ricordo di Maria Immacolata.

E’ curioso e bellissimo sapere che  oggi, in quella piccola biblioteca, un altro sacerdote (un italiano, padre Piero Masolo) ed un’altra sorella continuano lo stesso lavoro di educazione, accoglienza, rispettoso dialogo con i giovani della Casbah.

Fratel Henri è stato un grande educatore, vi invito a leggere il post su di lui, perché ha saputo insegnare e trasmettere. E i semi da lui piantati  stanno dando frutti ancora oggi.

Written by MB

Circolare sulle iscrizioni 2019/20

Gentili famiglie dello Champagnat e genitori che vi state interrogando sulle scelte per i vostri figli,

in questi giorni, dopo il primo documento di valutazione dei nostri alunni, abbiamo avuto come scuola la possibilità di incontrare molti genitori che, approfittando della presenza di tutti i docenti, hanno dato il loro contributo fondamentale per seguire e collaborare nella crescita culturale, civica, personale dei figli. Questi passano, da settembre a giugno, un tempo considerevole a scuola, e trovare un ambiente sano, stimolante, aperto al dialogo, innovativo e attento al singolo è un diritto per ciascuno di loro, un impegno serio per i docenti, una sicurezza per i genitori che sono disposti anche ad investire economicamente per avere questa certezza.

Lo Champagnat è un ambiente così?

Sono anni che cerchiamo come scuola di rispondere nel modo più coerente possibile, pur con limiti e fatiche, a questo ideale che nelle ritualità degli open day o nei colloqui con le famiglie cerchiamo di sottolineare e di “piazzare” sul mercato. Solo voi famiglie, con le vostre scelte concrete (con l’iscrizione, il supporto, la collaborazione) ci potete confermare se siamo veramente in una strada di confronto, crescita, miglioramento oppure no. Se lo Champagnat è una possibilità affidabile per Genova oppure se, al di là di operazioni di marketing, di promesse, di immagini che ritornano con nostalgia dal passato, la nostra scuola non ha mordente sull’oggi. A deciderlo non sono i giornalisti, i politici, gli esperti opinionisti da bar, i cultori del “ai miei tempi lo Champagnat…” A deciderlo sono i genitori che guardando, riflettendo e valutando entro il 31 gennaio 2019 iscriveranno i loro figli da noi.

Perché iscrivere i figli allo Champagnat?

Riprendo gli aggettivi buttati lì su come deve essere un ambiente di apprendimento affidabile, e provo a svilupparli come fossero semi (non è questo il lavoro dell’educatore?).

Lo Champagnat è un ambiente sano, non vuol dire perfetto e senza problemi, vuol dire che si muove, si interroga, corre ai ripari di fronte agli inevitabili problemi di “salute” cerca di farsi aiutare. Le fattive collaborazioni nate negli ultimi anni con la Direzione Regionale Scolastica, l’Università di Genova, la Guardia Costiera, la Guardia Costiera Ausiliaria, la Polizia di Stato, l’Ordine di Malta, la banca Fideuram etc. sono solo degli esempi di cui però siamo orgogliosi.

Lo Champagnat è un ambiente stimolante, questo aggettivo lo ha usato ieri il padre di un alunno che è al primo anno di frequenza nella nostra scuola. Il figlio ha diverse esperienze in varie e prestigiose scuole genovesi e inglesi, ma nel breve colloquio avuto con me ieri mi ha detto “Fr. Massimo, non mi aspettavo un ambiente così ricco e stimolante” e io, a parte la lezione di geopolitica di un esperto al mattino, il viaggio guidato a Praga la settimana scorsa, il progetto portfolio personalizzato, la collaborazione con il festival della Scienza, l’interscambio con Chicago, la presentazione ad Orientamenti del progetto di alternanza appoggiato dal Direttore Generale Scolastico dott. Pellecchia, la scuola per genitori, i laboratori di interiorità, il corso di robotica, e il teatrino a disposizione per i compleanni, spettacoli, solidarietà, (l’accoglienza degli ospiti del Paverano proprio questa domenica 2 dicembre) io, dicevo, non vedo dove saremo così stimolanti, ma magari uno che viene da fuori può avere questa impressione…e ne sono contento.

Lo Champagnat è un ambiente aperto al dialogo, proprio perché gli adulti della scuola condividiamo il dono umile e prezioso della tradizione, della “via” cristiana cattolica:  non facciamo un mistero del fatto che consideriamo la pastorale il cuore della scuola, la preghiera per gli alunni e per le loro famiglie della piccola comunità dei fratelli maristi (al quarto piano) uno dei polmoni segreti che danno ossigeno al nostro ambiente, le Sante Messe e le preghiere dei ragazzi dei momenti centrali della vita della scuola. Proprio perché siamo cristiani e maristi, discepoli di un santo prete nato con la Rivoluzione Francese, siamo felici di essere scelti anche da famiglie di altre religioni, per primi siamo contenti di avere fra noi dei fratelli dell’Islam, testimoni con noi di un Dio unico e misericordioso, da famiglie che magari che non seguono più la religione, ma lavorano per un mondo meno egoista, aperti a tante famiglie in ricerca che fra le fatiche della vita di coppia cercano nella scuola (e nella chiesa di cui questa scuola è segno) non un giudizio di condanna, ma una compagnia umile e silenziosa.

Lo Champagnat è un ambiente innovativo, capace di mettersi in gioco, di provare e riprovare. Quest’anno tutto il nostro impegno sta nel far ripartire la prima liceo scientifico (aiutateci, almeno pubblicizzando l’open day di sabato 15 dicembre), ma aver rivisto le nostre rette, almeno rendendo modulari i pagamenti, aver cambiato quasi tutti i ruoli dirigenti, aver cercato di migliorare nella comunicazione, nelle presenze pubbliche, nella politica della Qualità (mantenere la certificazione non è uno scherzo) continua a far di noi una scuola che non ha paura, come dice il nostro slogan, di cambiare.       

Lo Champagnat è un ambiente attento al singolo, tutte le politiche di miglioramento e di innovazione, che siano tablet, robot, schermi, portinerie, potature del nostro patrimonio arboreo…non porterebbero a nulla se ci dimenticassimo che al centro dello Champagnat non ci sono i genitori con i loro portafogli, i direttori con la loro efficacia e preparazione, i presidi con le loro belle parole. Non ci  sono, al centro, neanche la scuola primaria, o l’Infanzia o il liceo, neanche la 2° liceo o la 3°media. Al centro da quando il sottoscritto apre le classi alle 7 del mattino a quando l’ultimo alunno lascia l’edificio verso le 17 (e aspettiamo il bel tempo primaverile per vedere i piccoli dell’infanzia di nuovo giocare nel loro giardinetto o scorazzare con qualche cagnolino sul marciapiede davanti alla villa fino alle 19,00…) al centro della scuola c’è ogni singolo bambino/a, ragazzo/a, giovane che voi ci affidate, la sua storia da accogliere, il suo presente da proteggere, il suo cuore da indirizzare al bene, la sua mente da aprire al vero. Senza di lui lo Champagnat può essere un argomento da giornalai o un grigio palazzone su cui favoleggiare.

Perché sia una scuola c’è bisogno di alunni, c’è estremo bisogno di alunni. In quest’anno scolastico abbiamo un 20% di alunni in più che nel precedente. Se il prossimo anno riusciamo a continuare questo ritmo di crescita dipende anche da voi. Come?

(pregasi ritirare il modulo iscrizioni in segreteria e compilarlo, in tutte le sue parti dal giorno 7 gennaio al 31 del prossimo anno solare 2019, astenersi non interessati, è opportuno – ma non obbligatorio – anche procedere all’iscrizione on line su www.iscrizioni.istruzione.it)

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