lunedì 6 settembre 2010
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Prima Comunione
Percorso di Formazione

 

Piano di Formazione 2009-2010

Aggiornamento: Settembre 2010


Piano di formazione per i Genitori della Prima Comunione

 

Il “Dio” che fa male

 

Prima di educare i nostri figli nella fede, dobbiamo controllare gli eventuali errori dell’educazione religiosa che abbiamo ricevuto. Probabilmente troveremo delle zone buie, dove alcune precomprensioni sbagliate ci creano dei problemi di fede.

 

Se pensiamo che con i bambini è meglio non parlare della fede, forse abbiamo paura di fare degli errori che possono danneggiare il bambino.

Domanda diretta: il fatto di vivere la fede, aumenta la qualità della tua vita?

 

Vediamo alcuni eventuali errori:

 

o        Dio che impedisce lo sviluppo della personalità.

o        Fede infantile o ingenua.

o        Disillusione: mi hanno mentito?

o        Dio che impedisce la sofferenza, o che risuscita i morti.

o        Dio mago che esaudisce i nostri desideri.

o        Noia obbligatoria.

o        Disagio per non capire il linguaggio e la liturgia.

o        Argomenti lontani dalla vita.

o        Dio contabile. Insensibile, senza cuore, robot automatico che aspetta il Giudizio universale. Occhio che tutto lo vede e che ci fa paura.

o        Dio giudice che punisce e condanna senza pietà. Ci chiede l’autopunizione per renderlo misericordioso.

            Tanti di questi errori vengono da una lettura letterale della Bibbia e del Vangelo.

 

Due esempi di educazione religiosa sbagliata:

-          Il presepe delle Suore.

-          La preghiera per la nonna.

 

Ricevere un’educazione religiosa sbagliata –intossicazione- è peggio che non riceverla affatto.

Chi è stato educato male può sempre staccarci dall’educazione ricevuta facendo un lavoro interiore per rielaborare queste esperienze. Può aiutarci la presenza e il confronto di altre persone.


 Alla ricerca del vero Dio del Vangelo

 

Cerchiamo di sintetizzare i risultati di una educazione religiosa giusta:

·         La persona si sente salvata e libera.

·         La vita diventa un regalo da godersi, con tutte le gioie e le sfide.

·         Si diventa forti dentro, anche nei momenti di estrema difficoltà.

·         Si cerca Dio non perché mi costringe una regola, ma per il bisogno e il piacere di incontrarlo.

·         L’amore diventa l’unica regola della vita.

·         Ci fanno male le ingiustizie e le catastrofi del nostro mondo.

·         Si vive la celebrazione come un momento di festa.

·         La fede da risposte concrete alle situazioni reali della vita.

·         Nel profondo del cuore restano due sentimenti: la pace interiore e la gioia.


Prendiamoci la temperatura della fede

 

Dinamica: il “fedometro”

            Prima parte: disegniamo il nostro fedometro, il grado di soddisfazione della nostra fede.

            Seconda parte: vediamo ciò che ci manca.

Cerchiamo di individuare gli eventuali sentimenti di insoddisfazione, le esperienze brutte, concetti sbagliati… che abbiamo ricevuto nel passato e che ci condizionano ancora oggi.


Una piccola storia, per concludere

 

Il Regno dei Cieli è simile a due fratelli che vivevano felici, finché ricevettero la chiamata del Signore a diventare Suoi discepoli.

Il fratello più anziano rispose alla chiamata con grande generosità, anche se questo comportava andarsene lontano da casa e lasciare la ragazza che amava e che stava per sposare. Così se ne andò in un Paese sconosciuto, dove spese la sua vita al servizio dei più poveri tra i poveri. In quel Paese scoppiò una rivoluzione, per la quale fu perseguitato, falsamente accusato, torturato e condannato a morte.

E il Signore gli disse: “Molto bene, servo fedele. Mi hai servito per valore di mille talenti. Ti ricompenserò con milioni di talenti. Entra nella gioia del tuo Signore!”

 

La risposta del fratello giovane fu molto meno generosa. Decise di ignorare la chiamata del Signore, di continuare sulla sua strada e di sposare la ragazza che amava. Si godette la vita con sua moglie, ebbe successo negli affari e diventò una persona prospera e ricca. Ogni tanto dava qualche moneta ai poveri e si manifestava buono con la moglie e con i figli. Alle volte inviava una piccola somma di denaro al fratello maggiore, che si trovava in un Paese lontano, aggiungendovi un bigliettino con la scritta: “Talvolta con questi soldi potrai aiutare quei poveri diavoletti”.

Quando giunse l’ora, il Signore gli disse: “Molto bene, servo fedele. Mi hai servito per valore di dieci talenti. Ti ricompenserò con milioni di talenti. Entra nella gioia del tuo Signore!”

 

Il fratello maggiore si meravigliò per il fatto che suo fratello avesse ricevuto la sua stessa ricompensa. Ma rimase contento. E disse: “Signore, nonostante ciò che ho visto, se dovessi nascere di nuovo e ritornare in vita, farei per te esattamente lo stesso che ho fatto”.


Bibliografia consigliata dopo il secondo incontro:

 Albert Biesinger, Non inganniamo i bambini su Dio.

   Come parlare di Dio ai più piccoli.

    Editrice Elledici

 

Un libro che ci può aiutare a rileggere le esperienze che abbiamo avuto e i concetti che abbiamo imparato, per non trasmettere ai nostri figli alcuni eventuali errori della nostra formazione. Inoltre, ci da alcune idee su come educare nella fede in famiglia.

Il volume nasce dall'esperienza dei molti incontri e colloqui avuti dall'autore con i genitori in materia di educazione religiosa dei figli.

Perché per i bambini è importante sperimentare che sono abbracciati da Colui che li ha creati e che Lui parla loro, che alla fine la loro vita si concluderà bene nonostante tutte le paure.

 

Albert Biesinger, dottore in teologia, insegnante di pedagogia religiosa, pastorale e formazione degli adulti all’Università di Tubinga, è diacono e padre di famiglia.


 

 



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