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Ricordo biografico di fratel Sandro Felli

Ecco le sentite e profonde parole che fratel Massimo Radicetti, superiore della comunità di Genova, ha pronunciato durante l’omelia della messa in ricordo di fratel Sandro, Domenica 1 ottobre:

A nome dei familiari  e della Congregazione dei Fratelli Maristi  voglio esprimere un sentito e profondo ringraziamento a tutti voi qui convenuti,  per invocare la misericordia del Signore sul nostro carissimo Fr.Alessandro Felli, indimenticabile figura di educatore e religioso marista. So bene che ciascuno di voi che l’ha conosciuto e stimato potrebbe aggiungere a quanto dirò, altre considerazioni profondamente sentite e arricchenti…ma il tempo, si sa, è tiranno.

Ecco intanto qualche cenno biografico  e alcune riflessioni sulla sua figura, ricavate anche con il contributo di altri confratelli.

Fr. Sandro nacque da Vincenzo e Marcelli   Teresa, genitori dai profondi sentimenti umani e cristiani,  a Castel Nuovo di Porto (Roma) nell’anno 1939 all’inizio della seconda guerra mondiale.

Il periodo della sua formazione marista inizia nell’anno  1952 e si prolunga sino al 1962 tra Mondovì, Genova Villa Serra, Manziana,  Ventimiglia.

Nel 1966 professa i voti perpetui di povertà, castità e obbedienza nell’Istituto dei Fratelli Maristi delle Scuole.

Compie brillantemente i suoi studi e ottiene negli anni l’abilitazioine magistrale, la laurea in filosofia nella pontificia università lateranense, l’abilitazione per le lettere nella scuola media, l’abilitazione in storia e scienze umane nelle scuole superiori.

I campi del suo insegnamento ed apostolato sono stati in tempi diversi : Genova ( 30 anni), Viterbo ( 19 anni), Velletri ( 1 anno), Roma ( 1 anno).

Oltre all’insegnamento di lettere nelle medie e di religione-filosofia e storia nel liceo scientifico…è stato assistente degli scouts per diversi anni ed ha collaborato a numerose colonie estive vocazionali.

Due anni fa, nell’autunno del 2015, per 35 giorni è stato ricoverato all’Ospedale Gemelli di Roma , per  una serie di accertamenti. Nella lettera di dimissioni leggiamo testualmente : «  Scompenso cardiaco con severa disfunzione ventricolare sinistra- Malattia dei tre vasi coronarici- Diabete mellito tipo 2- Dislipidemia ».   (Non operabile).

Durante la lunga degenza ogni giorno è stato visitato da qualcuno : confratelli, amici, ex-alunni, e soprattutto, dal suo fratello  Giuseppe e dalla cognata Lina…Ciò ha allegerito quelle lunghe e ansiose giornate di attesa.

Al termine del ricovero,  trascorre oltre due mesi di riposo presso la casa di suo fratello Giuseppe a Castel nuovo di Porto, dove è assistito con tanto amore da consentirgli una certa ripresa.

In seguito fr.Sandro  ha seguito le cure mediche prescritte e ha svolto i periodici  accertamenti cardiologici e diabetici concordati.

Però  ha dovuto rinunciare, con suo sommo dispiacere, all’insegnamento.

Durante queste ultime vacanze estive  ha cominciato ad accusare forte inappetenza, stanchezza nel camminare, respiro corto  e qualche sbalzo nei valori del diabete.

Domenica 13  agosto ha accettato di trasferirsi presso i suoi familiari per qualche giorno di riposo.

Appena due giorni dopo, tuttavia,  nella solennità della Madonna Assunta in cielo , verso le ore quattro del mattino il Signore lo ha chiamato a sé sul monte della Trasfigurazione per l’incontro definitivo e pacificante.

Dopo aver salutato i confratelli, ha così potuto vivere le sue ultime ore nel calore dei suoi più stretti familiari, prima di volare in cielo a preparare un posto anche per noi.

Con il Fr.Alessandro ho personalmente condiviso tutto il cammino di formazione, essendo dello stesso gruppo di noviziato, e anche  alcuni anni di insegnamento.

Da giovane invidiavo la sua robustezza fisica, la sua resistenza nella corsa, la sua bravura nel gioco del calcio. Era il regista della squadra. Col suo dribling  molto stretto  spesso piantava  sul posto l’avversario.

All’età di 15 anni, in una corsa campestre provinciale di 5 mila metri a Genova Villa Serra, si piazzò tra i primi, pur non essendosi allenato nè tesserato !

La sua disponibilità nei lavori manuali era sempre pronta e spesso risolveva da solo situazioni difficili .

A Viterbo, amava coltivare l’orto, forte degli insegnamenti ricevuti dal padre e dalla amatissima nonna. Fino agli ultimi mesi mi parlava del progetto di piantare alberi da frutto ; coltivava fagiolini, pomodori, peperoni, melanzane, insalata …in quell’angolo verde del Collegio Ragonesi recuperava quall’anima contadina da lui sempre amata e mai rinnegata e che gli dava un sano equilibrio tra le astratte teorie filosofiche che doveva far digerire… per qualche alunno , infatti, era come far mangiare la paglia ai cani !

Durante le ferie  del personale provvedeva ad innaffiare tutto il giardino dell’Istituto e se lo contemplava soddisfatto di vederlo fiorito anche nei giorni del torrido solleone.

Di costituzione fisica robusta, era un vero torello ! Forse anche per questa sua sensazione di forza non ha mai visto di buon occhio i medici e ha frequentato raramente le farmacie…prima del ricovero al Gemelli. In seguito , però, ha dovuto ammettere questo suo peccato di gioventù con qualche rimorso.

Fr.Alessandro era di carattere mite, paziente, comprensivo. Aveva un animo molto sensibile alle sofferenze altrui. Forse anche per l’esperienza dolorosa di aver perso la mamma quando aveva appena sette anni…
La sua era una carità preveniente. Non si faceva pregare, anticipava e provvedeva senza far pesare il suo gesto di generosità. Quante ore di supplenza ha svolto in assensa dei docenti titolari, pur di prolungare la sua vicinanza con gli alunni.

Non era iscritto al club dei teorici  che predicano « saputamente » agli altri ciò che bisognerebbe fare, senza però muovere un dito.  Egli « si sporcava le mani e agiva ».

Come docente-educatore ha dato la vita per i suoi giovani.

Appassionato maestro di cultura  storico-filosofica,  arricchita dalla visione religiosa che dona valore anche al profano, sentiva il bisogno di aggiornarsi continuamente mediante libri, riviste, raccolte di DVD, collane di cultura varia…Ne conservava interi scatoloni, lasciati ovunque, in un ordine sparso dove solo lui si « raccapezzava » !

E’ stato un maestro di pensiero e di vita. Da tutte le testimonianze raccolte, emerge un denominatore comune : l’amore chef r.Alessandro ha coltivato per giovani.

Ha dato la vita per questo nobile ideale. Gli piaceva insegnare, stare in mezzo ai suoi liceali, ascoltare le loro confidenze, i loro sfoghi, i loro sogni, le loro delusioni…

Cercò sempre di ascoltarli in profondità, consigliarli con saggezza, attenderli con pazienza, confortarli nei momenti di scoraggiamento , ridare loro fiducia in se stessi,

evidenziando le loro qualità più che le loro debolezze.

Ha accompagnato riservatamente per anni alcuni  giovani caduti nella droga.

Qualcuno mi ha confidato  che è stato un educatore tra i più amati dagli alunni.

Sapeva, infatti, che una volta conquistato il cuore dei suoi ragazzi, la mente sarebbe seguita…

La sua era una presenza discreta, vigile. Era l’avvocato vicino al piu debole, al meno dotato, a chi si trovava in difficoltà culturali, psicologiche o morali.

La sua disponibilià all’incontro personale non aveva orari o scadenze. La sua luce era sempre accesa, non c’erano ferie o giorni di festa .

Era più che un amico, un confidente di cui fidarsi , mediatore nelle situazioni più delicate tra figli problematici  e genitori troppo severi o troppo indulgenti

Ma al termine della maturità non  abbandonava i suoi giovani.

Quanti exalunni, che lo ricordano con affetto e stima, sono venuti  a salutarlo , a raccontargli le loro avventure universitarie, i loro lavoro, la nascita dei loro figli, i sogni e  gli  scontri con la vita reale…

Il suo è stato un rapporto bello : trasmetteva calore umano e riceveva in cambio affetto sincero. E questo lo ripagava dei tanti sacrifici personali e di qualche incomprensione o giudizio poco benevolo nei suoi confronti.

Ha sempre cercato di sollecitare la mente e il cuore dei suoi allievi, a porsi le domande profonde sul senso della vita, del bene e del male, della sofferenza e della  gioia autentica per risponedere agli interrogativi fondamentali dell’uomo.

Il suo insegnamento religioso e morale non era accademico, formale, oggettivo…ma aperto alla complessità della singola persona, ai  condizionamenti soggettivi, familiari e sociali… e soprattutto all’amore  di un Dio padre  infinitamente buono , la cui misericordia copre la nostra miseria.

Anche in questi ultimi due anni, lontano dall’insegnamento, si preoccupava di preparare con cura le novene dell’Immacolata e del Natale per non lasciare i giovani del collegio Ragonesi

vittime della visione mondana e consumistica degli eventi della nostra salvezza cristiana.

Nei mesi passati, all’invito del parroco di preparare  alcuni liceali al sacramento della Cresima, ha risposto con entusiasmo trasmettendo loro il meglio della sua esperienza, nonostante la voce flebile la salute precaria. Tutti sappiamo che la vita per nessuno è una scampagnata sul monte Tabor , e che per tutti prima o poi c’è la salita al monte calvario. E di ciò era pienamente  cosciente il nostro fr.Sandro.

 

E allora, ci chiediamo : egli dove ha trovato  la forza di non arrendersi , di non disperare di fronte ad uno stato di salute così pesante e limitante in questi ultimi due anni ?

La risposta più convincente  è :

soprattutto nella vita di preghiera e di unione intima col Signore, nell’abbandono fiducioso alla sua volontà, anche talvolta misteriosa e umanamente incomprensibile.

 

Contemporaneamente gli sono stati di grande conforto l’affetto servizievole dei confratelli, la vicinanza amorevole e costante dei suoi  familiari, la stima  e l’amicizia dei colleghi,  dei nostri collaboratori, il calore umano degli ex-alunni ( alcuni  scesi da Genova per visitarlo al Gemelli e poi per partecipare suo funerale : Gianluca Bertucci e Guido Giuffrida),

 

Le nostre Costituzioni Mariste ci ricordano che « la comunità, imitando San Marcellino, riconosce nel fratello malato una persona che è fonte di benedizione. Essa è attenta a fornirgli le cure e l’assistenza spirituale richiesta dal suo stato. Tutti i Fratelli, specialmente i superiori, mostrano grande bontà e pazienza verso i confratelli malati. Li visitano, li incoraggiano e pregano per loro »  (art.54)

Ebbene, cari amici, abbiamo sperimentato con mano che la malattia può tradursi in fonte di benedizione. Le occasioni

di fare e di ricevere il bene durante il percorso di sofferenze fisiche e psicologiche del fr.Sandro sono state molto numerose. Ciò ci ha permesso di arricchire le nostre giornate con tanti piccoli gesti di altruismo e di genuina carità cristiana verso il confratello,

e di ciò dobbiamo essere veramente grati al Signore.

 

Oggi, di fronte alla  morte del nostro Fr.Sandro, dobbiamo raccogliere la sua eredità  e  portare avanti  il testimone dei valori che ci ha lasciato …(ciascuno nel suo segreto  sa quali hanno arricchito la propria vita).

Pregare, infatti per fr.Sandro,  significa dare un senso alla sua morte, che non è insignificante o  assurda.

E il senso  è che non sono tanto le cose fatte, i titoli accademici, gli onori, le ricchezze, i successi…che possono riempire l’esistenza di una persona.

Ma   è solo  l’Amore ! Al termine della nostra vita saremo giudicati su i gesti di amore che siamo stati capaci di accogliere dagli altri  e che abbiamo restituito e donato generosamente, specialmente ai più deboli e bisognosi : « Avevo fame, ero malato, ero povero, ero drogato,  mi sentivo incompreso e giudicato male…e tu mi hai aperto le braccia e il cuore »

( Mt, 25)

 

Concludo ricordando che nel suo Testamento Spirituale

San Marcellino Champagnat, nostro Fondatore, ci esorta con queste parole cariche di paterno amore :

«  Fratelli carissimi, siate fedeli alla vostra vocazione, amatela e perseverateci coraggiosamente…Vi sono delle pene per vivere da buoni religiosi, ma la grazia di Dio raddolcisce tutto : Gesù e Maria vi aiuteranno. Del resto la vita è tanto breve, mentre l’eternità non finirà mai. Oh, quanto è consolante al momento di comparire davanti a Dio il ricordarsi che si è vissuti sotto gli auspici di Maria nella sua famiglia marista. Si degni questa Buona Madre conservarvi, moltiplicarvi e santificarvi ».

Ebbene, proprio nella solennita dell’Assunta, la Madonna ha voluto portare con sè in cielo il nostro carissimo fr. Alessandro, un autentico e semplice « Piccolo Fratello di Maria » !

 

( fr. Massimo Radicetti)

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